A Lampedusa le giornate cambiano passo più volte. Si esce presto per il mare, si rientra veloci, ci si rimette in movimento, poi arriva la sera e tutto prende un’altra misura. In questo andirivieni, Costa House Resort si colloca nella fascia compresa tra Cala Pisana, Cala Creta e il centro abitato, all’interno di una tenuta di famiglia di 15 mila metri quadrati dove si incontrano giardino mediterraneo, camere, ristorante e area agricola. In un unico complesso si ritrovano l’ospitalità, il ristorante e la parte naturalistica. Ed è questo, più di tutto, a dare la misura del luogo.
Le camere sono al piano terra, distribuite lungo i viali del giardino, con ingressi indipendenti e uno stile che richiama subito l’isola. Ferro battuto, ebanisteria antica, colori legati al mondo marinaro, soluzioni diverse a seconda del soggiorno: dalla matrimoniale classic alla tripla, dalla family room con due camere separate fino alla suite con veranda e ambiente multiplo. Più delle dotazioni conta però il modo in cui il soggiorno viene alleggerito nei passaggi che, in vacanza, fanno perdere tempo e slancio: il trasferimento da e per aeroporto o porto, il supporto per il noleggio di scooter e auto, la facilità con cui si raggiunge il mare e si rientra. A questo si aggiungono il riordino giornaliero della camera, il Wi‑Fi, il parcheggio, la colazione a buffet con servizio bar e, per chi sceglie la mezza pensione, una formula che comprende anche il ristorante. In un’isola come Lampedusa, dove anche il riposo chiede movimento, sono aspetti che pesano.
Conta anche la posizione. Dall’aeroporto, dal porto e dalle cale della parte orientale dell’isola si arriva in poco tempo; Cala Pisana è il riferimento più vicino, poi vengono Cala Creta, Cala Uccello, Cala Calandra, Mare Morto. Chi frequenta Lampedusa lo sa: qui le giornate non scorrono mai in modo lineare. Si cambia programma facilmente, si torna per una doccia veloce, si esce di nuovo, si rientra al tramonto. Costa House segue bene questo ritmo, senza caricarlo di parole inutili. Le camere non stanno per conto loro, separate dal resto: fanno parte di una struttura pensata per coppie, famiglie, gruppi di amici e per chi vuole muoversi in autonomia, sapendo però di avere un posto in cui rientrare. Anche da qui passa il carattere del resort, che resta misurato e concreto.
Il soggiorno prosegue anche fuori dalla struttura. Tra le esperienze proposte compare La Quarta Isola, al Porto Vecchio, un lido galleggiante che durante il giorno raggiunge la Baia della Tabaccara e include mini tour in barca tra le grotte con pranzo a bordo. C’è poi la possibilità di dedicare una giornata a Linosa, l’altra isola dell’arcipelago, con un itinerario tra costa, soste per il bagno, passaggi nei punti più riconoscibili e una parte dell’escursione a terra. Per chi guarda soprattutto sott’acqua, Costa House si appoggia a diving convenzionati e fissa direttamente in struttura l’incontro con il personale specializzato. Anche da qui si capisce bene il taglio del resort: non limitarsi alle camere e al ristorante, ma aiutare gli ospiti a entrare nel paesaggio dell’isola e del mare.
La parte agricola dice molto dell’identità del resort. Non resta sullo sfondo come una cornice piacevole, ma entra nella vita quotidiana della struttura. Nell’area naturalistica convivono orto, uliveto, vigneto, cappereto, allevamento equino e allevamento caprino; tra le presenze più riconoscibili c’è la capra Girgentana, dal cui latte derivano ricotta e formaggi che arrivano anche in tavola. L’orto fornisce melanzane, peperoni, pomodori, basilico, prezzemolo, sedano, mentre il vigneto e l’oliveto segnano i percorsi del giardino. Le piante mediterranee e tropicali accompagnano il passaggio da un’area all’altra. Più che una semplice azienda agricola affiancata alle camere, Costa House mette nello stesso spazio ospitalità, cucina e produzioni proprie, con ambienti adatti alle famiglie e a chi vive la vacanza anche all’aperto. Anche la parte animale ha un ruolo preciso. L’allevamento equino, indicato come unico sull’isola, viene collegato anche ad attività sociali, terapeutiche, sportive e formative. Così la componente agricola non resta una cornice gradevole, ma diventa parte del modo in cui il resort si presenta e si fa vivere.
Il ristorante occupa un posto centrale in questo assetto. Aperto nel 2005 e raggiungibile uscendo dal centro abitato in direzione Cala Pisana, è parte del resort ma ha anche una vita propria, tanto da richiamare non soltanto chi soggiorna in struttura. Alla guida c’è Chef Rosaria Di Maggio, che da oltre quindici anni dirige il ristorante di famiglia e ha costruito il suo percorso a partire da un legame molto stretto con l’isola, con la cucina di casa e con gli insegnamenti ricevuti da nonna Rosa. A Lampedusa la conoscevano come Donna Rosa, ed è un dettaglio che pesa più di quanto sembri: era chiamata a cucinare in gran parte dei matrimoni del paese, e da lei Rosaria ha assorbito molto presto il rapporto con le materie prime, con i gesti della cucina e con quella serietà silenziosa che spesso sta all’origine dei percorsi più solidi. Nel 2010 ha scelto di perfezionare tecnica e impostazione formandosi con lo chef Tonio Piceci; nel 2013, in occasione della visita pastorale di Papa Francesco a Lampedusa, le è stato affidato l’incarico di cucinare per il Pontefice. Sono tappe importanti, ma valgono soprattutto per come si riflettono nel lavoro di oggi: una cucina che prende sul serio la tradizione, la alleggerisce quando serve e la rilegge senza snaturarla. Su un’isola, il sapore resta nella memoria più a lungo di quanto sembri.
Lo si coglie bene anche nel ristorante. Ricorda un piccolo borgo immerso nel verde, ma più dell’immagine conta il percorso che porta ai tavoli: i viali, il terrazzo, l’impressione di trovarsi in un luogo aperto, non chiuso su sé stesso. Anche il servizio resta su questa linea, attento e composto, professionale ma cordiale. Tutto contribuisce a far arrivare la cucina al tavolo senza irrigidirla e senza aggiungere quella solennità un po’ artificiale che, nei luoghi di vacanza, affiora facilmente. Qui resta invece una sensazione più semplice: quella di un posto in cui si torna volentieri.
Il menu lo conferma bene. Negli antipasti compaiono piatti come Uovo Meringato, Red Tonic, Ventosa, Arancino Gourmet, carpaccio di gambero rosso di Mazara, accanto a una caponata siciliana che riporta subito al cuore della cucina isolana. Nei primi, la Minestra del pescatore con fregola e San Pietro, il Nero assoluto con seppia e tartare di seppia al lime, la Busiata all’Araba con triglie, finocchietto, uva sultanina e mollica tostata, oppure l’Aglio e Olio secondo lo chef con crema di caprino e bottarga di tonno, mostrano una cucina che conosce bene la propria dispensa e sa lavorarla con libertà. Nei secondi tornano il tonno in più interpretazioni, la cernia, il polpo, la triglia, fino a piatti dai nomi più aperti come Medusa, Sorella Linosa, Cernia antichi ricordi. E poi c’è il cous cous di cernia, servito il giovedì su prenotazione, che riporta al centro una traccia importante della storia di Lampedusa: la vicinanza con il Nord Africa, il rapporto con la Tunisia, l’incocciatura della semola, la zuppa di verdure, il pesce. Anche i dolci seguono la stessa linea, dal cannolo classico alla versione scomposta, fino al Lingotto d’oro, a Non solo Babà, a Sentieri di Sicilia. L’isola si sente, ma non viene mai ridotta a una cartolina.
Qui Costa House trova forse il suo punto più convincente. Il territorio entra nei piatti, nelle camere, nell’organizzazione del soggiorno, nella presenza della terra e degli animali, ma senza essere sbandierato. In mani meno attente, Lampedusa rischierebbe di ridursi a una formula comoda, fatta di pesce fresco, sole e richiami mediterranei un po’ generici. Qui resta invece qualcosa di più concreto. Il pesce incontra l’orto, i latticini, i capperi, il finocchietto, un patrimonio di preparazioni che avvicina Sicilia e sponda africana senza troppe spiegazioni. Alla fine rimane l’idea di un luogo dove ospitalità e cucina procedono insieme, con naturalezza. Quando Lampedusa è già alle spalle, tornano prima i profumi. Poi, con calma, il resto.
