Castello degli Dei, il giorno della festa e il lavoro invisibile che lo sostiene

A San Giorgio Morgeto il Castello degli Dei si raggiunge salendo verso una Calabria che cambia passo: il paese resta alle spalle, l’Aspromonte si avvicina, il mare torna nello sguardo appena la strada concede spazio. La struttura occupa quella posizione con sale, terrazze, giardini, cantina e ambienti pensati per ricevimenti, matrimoni, cene ed eventi che chiedono precisione prima ancora che scenografia. È un luogo costruito negli anni dalla famiglia Raso e oggi attraversato dalla presenza di Francesca Cotrone, chiamata a custodire il lavoro condiviso con il marito Adriano lasciando che la memoria resti dentro le cose, non sopra di esse.

 

Il nome del Castello degli Dei ha un suono importante, quasi teatrale, eppure la parte più interessante della struttura comincia quando l’impatto iniziale si abbassa di tono. La vista, i tramonti e la posizione fanno il loro ingresso subito, con una forza evidente; dopo, però, resta da capire come quella bellezza venga amministrata. Un ricevimento non vive solo di una sala pronta o di una terrazza affacciata sul paesaggio. Vive dei tempi, della cucina, del servizio, delle attese riempite bene, di una squadra capace di far procedere la giornata senza mostrare troppo la fatica che la sostiene. Il Castello va letto anche così: non soltanto come luogo da guardare, ma come organismo che lavora prima dell’arrivo degli ospiti, quando la sala prende forma e ogni dettaglio deve trovare il proprio posto.

 

Dietro questa realtà c’è il percorso imprenditoriale di Adriano e della famiglia Raso che hanno dato forma a una struttura capace di tenere insieme ristorazione, banqueting e grandi eventi, investendo in una terra conosciuta da vicino e trasformando quella scelta in lavoro, accoglienza, radicamento. Adriano Raso, compianto imprenditore turistico, è stato legato al Castello degli Dei e all’Uliveto Principessa di Cittanova con un’idea di ospitalità fondata sul rapporto con le persone, sulla cura del servizio, sulla capacità di far sentire un ospite seguito senza essere invaso. La sua scomparsa, nel 2021, ha segnato una frattura profonda. Da allora il nome di Francesca Cotrone, moglie di Adriano, accompagna la vita della struttura con una misura particolare: non prende il posto di quella storia, la porta avanti. Nel suo ruolo si avverte qualcosa che appartiene più ai gesti che alle dichiarazioni: aprire, seguire, decidere, tenere insieme squadra e ospiti, lasciare che il ricordo continui a lavorare nella quotidianità.

 

Il Castello degli Dei si sviluppa tra ingresso, salone, terrazza, cantina, giardini e ambienti dedicati ai ricevimenti. Gli spazi non hanno tutti la stessa funzione e questo evita alla struttura di ridursi a una sola immagine. La terrazza accompagna l’arrivo e dilata lo sguardo; le sale interne raccolgono il momento del banchetto; gli ambienti di servizio, la sala da ballo, la possibilità della cerimonia civile, la suite nuziale e il parcheggio entrano invece in quella parte dell’organizzazione che l’ospite nota solo se qualcosa non funziona. In una location destinata agli eventi importanti, anche un dettaglio piccolo può farsi sentire: una portata in ritardo, una luce poco calibrata, un tavolo gestito male, un passaggio del servizio troppo visibile. Qui il lavoro migliore è quello che si lascia attraversare senza chiedere applausi.

 

Il ristorante sottrae il Castello alla sola forza dell’immagine. La selezione delle materie prime, il lavoro degli chef e l’attenzione alla qualità dei piatti portano l’esperienza su un terreno molto concreto: un luogo così scenografico deve confermare a tavola ciò che promette all’arrivo. La proposta guarda alla tradizione mediterranea e regionale, con preparazioni capaci di adattarsi al tipo di evento e alle esigenze degli ospiti. Pesce, carni selezionate, piatti legati al territorio e menù costruiti anche per necessità alimentari diverse compongono una cucina chiamata a dialogare con il banchetto senza perdere identità. Nei ricevimenti, del resto, il piatto arriva sempre dentro un tempo condiviso: deve rispettare la festa, sostenere il ritmo della sala, evitare di diventare un esercizio separato dal resto.

 

La cantina aggiunge un registro più raccolto. Tra pietra, legno, bottiglie e luce più bassa, l’esperienza cambia passo rispetto all’apertura degli spazi esterni. La selezione dei vini regionali e nazionali accompagna degustazioni, percorsi enologici e abbinamenti pensati per il ristorante e per gli eventi, riportando l’attenzione sulla cultura del servizio. È uno spazio legato alla scelta, all’attesa, alla temperatura giusta, al bicchiere che arriva quando deve arrivare. Anche il memorial dedicato ad Adriano Raso, con il coinvolgimento di A.M.I.R.A. Calabria Sud, degli istituti alberghieri calabresi e di giovani studenti impegnati in un concorso di sala e cucina, appartiene a questa idea di ospitalità come mestiere da trasmettere. In quel solco, Francesca Cotrone lascia emergere una continuità che non resta chiusa nel ricordo familiare, ma raggiunge i ragazzi, la sala, la cucina, chi impara che accogliere significa unire tecnica e sensibilità.

 

Gli eventi sono il terreno su cui il Castello misura ogni giorno la propria tenuta. Matrimoni, banchetti, anniversari, battesimi, comunioni, cresime, diciottesimi, compleanni, feste di laurea, meeting, feste aziendali e conferenze richiedono la stessa capacità di ricominciare da capo, perché cambiano la disposizione dei tavoli, il ritmo della cucina, la relazione con i fornitori, l’allestimento floreale, la musica, la fotografia, il modo in cui una famiglia o un gruppo desidera riconoscersi in quella giornata. Lo staff di sala, cucina e accoglienza diventa decisivo proprio quando tutto sembra già pronto: la qualità si misura nella capacità di leggere i tempi degli ospiti, anticipare una richiesta, correggere un imprevisto senza portarlo al centro della scena. La scelta di ospitare un solo evento al giorno dà respiro a questa organizzazione e lascia a ogni festa il suo spazio. È una rinuncia operativa che l’ospite percepisce forse soltanto come calma.

 

I matrimoni restano il cuore più visibile di questa identità, perché al Castello chiedono insieme immaginario e concretezza. Allestimenti, banchetto, accoglienza degli invitati, vista e tramonti compongono la parte più attesa del ricevimento, ma la riuscita dipende dai collegamenti meno appariscenti: il passaggio tra cerimonia e festa, la gestione dei tempi morti, il modo in cui gli ospiti si muovono tra gli ambienti, la possibilità di prolungare l’esperienza oltre il banchetto. Per chi arriva da fuori, il percorso può allargarsi anche all’Uliveto Principessa Resort, altra struttura legata alla stessa realtà, con camere e servizi di accoglienza. La giornata, così, non resta compressa nel solo momento della tavola, ma comprende arrivi, sistemazioni, attese, rientri, riposo. Spesso sono proprio questi passaggi laterali, poco fotografati, a stabilire se un ricevimento è stato davvero seguito.

 

Dentro questo insieme, Francesca Cotrone rimane una presenza laterale e necessaria. Il suo nome non ha bisogno di tornare continuamente per segnare il passo della struttura; entra piuttosto nel modo in cui il Castello continua a lavorare, nella cura dei rapporti, nella fedeltà a un’impostazione costruita accanto ad Adriano, nella scelta di lasciare al suo nome una vita ancora operativa. La continuità qui passa da una sala pronta prima dell’arrivo degli ospiti, da un ricevimento seguito con discrezione, da una squadra che riconosce una direzione anche quando nessuno la nomina. È una presenza difficile da raccontare proprio perché non cerca di spiegarsi troppo.

 

San Giorgio Morgeto aggiunge al Castello un retroterra che supera la vista. Il borgo, con la sua atmosfera medievale e la posizione tra Aspromonte e mare, diventa una soglia da cui leggere una parte ampia della Calabria: la Costa degli Dei con Tropea e Pizzo, Scilla e Bagnara, Gerace e Stilo, Reggio Calabria con il Museo Archeologico e i Bronzi di Riace, il Parco Nazionale dell’Aspromonte, le Terme di Galatro. Il territorio entra nella permanenza degli ospiti, nelle escursioni, nella scelta di immaginare un evento come occasione per attraversare luoghi diversi.

 

Il Castello degli Dei convince quando l’impressione iniziale trova una conferma nel lavoro che la sostiene. La parte luminosa arriva subito; il resto si misura dopo, nella cucina che mantiene l’attesa, nello staff che resta presente senza irrigidire l’atmosfera, nella cantina che accompagna il servizio, nella memoria di Adriano Raso che Francesca Cotrone continua a lasciare dentro il movimento quotidiano della struttura. A festa conclusa, quando la sala torna vuota e i bicchieri vengono contati, qualcuno sistema ancora una tovaglia rimasta appena fuori asse. È lì, lontano dalla parte più fotografata della giornata, che un luogo mostra davvero se sa durare.

 

 

https://castellodeglidei.it/

 

 

Foto S.P.

 

 

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