Nel piccolo borgo di Montallegro, a metà strada tra Agrigento e Sciacca, si nasconde una delle esperienze gastronomiche più autentiche e raffinate della Sicilia contemporanea. Qui, all’interno di Palazzo Briuccia, l’unico palazzo nobiliare di questo centro agricolo della provincia agrigentina, Damiano Ferraro ha dato vita a Capitolo Primo, un ristorante che rappresenta molto più di una semplice proposta culinaria: è il manifesto di una filosofia che intreccia memoria, territorio e innovazione in un dialogo costante tra passato e presente.
La storia di questo luogo affonda le radici in un sogno condiviso, quello di due giovani che nel 2009 hanno trasformato un’intuizione in realtà. Damiano Ferraro e sua moglie Adriana Baglio hanno saputo vedere oltre l’abbandono di un palazzo del XIX secolo, immaginando la possibilità di restituire alla comunità locale e agli estimatori dell’alta cucina un luogo dove l’ospitalità siciliana potesse esprimersi nella sua forma più autentica e raffinata. Il progetto è nato inizialmente come ristorante gourmet, per poi completarsi con la creazione del Relais Briuccia, boutique hotel di charme che trasforma il palazzo nobiliare in una destinazione completa dove soggiorno e alta cucina si integrano perfettamente.
L’edificio stesso racconta una storia di stratificazioni culturali che rispecchia l’essenza multisfaccettata della Sicilia. La facciata color rosso pompeiano fa emergere la struttura tra le case del borgo, mentre all’interno gli stili si susseguono in un caleidoscopio di influenze: dalla cultura araba a quella orientale, da quella francese a quella spagnola. Elementi neoclassici si fondono con rivisitazioni pompeiane e barocche, in un’espressione artistica che testimonia lo spirito innovatore con cui la Sicilia si è affacciata alla modernità nel tardo Settecento e nell’Ottocento. Varcando la soglia, ci si trova immersi in un ambiente dove chandelier di cristallo illuminano arazzi preziosi, dove mobili antichi dialogano con soffitti a mansarda e pavimenti originali. Le maioliche colorate punteggiano gli spazi come note cromatiche di una sinfonia visiva, mentre un soggiorno dalle decorazioni liberty conduce a un salotto lettura che sembra uscito dalle pagine di un romanzo ottocentesco. Una saletta privata del ristorante evoca suggestioni dell’estremo Oriente, completando questo viaggio attraverso epoche e culture diverse.
Il ristorante trova sede nel vecchio cortile interno dove un tempo si svolgevano gli antichi lavori di masseria. Questo spazio è stato trasformato in un giardino d’inverno, coperto da una cupola di vetro che permette di accogliere gli ospiti durante tutto l’anno, creando un’atmosfera sospesa tra interno ed esterno, tra tradizione e contemporaneità. La cantina a vista, con le sue oltre cinquecento etichette, si svela attraverso il pavimento trasparente, diventando parte integrante dell’esperienza visiva e sensoriale.
La formazione di Damiano Ferraro racconta di un percorso che ha saputo coniugare l’amore per la terra natale con l’apertura verso orizzonti internazionali. Come un moderno Ulisse, ha intrapreso un viaggio formativo che lo ha portato prima in Svizzera, tra Gstaad e Grindelwald, poi al Le Richemond di Ginevra e all’Ermitage di Zurigo. L’esperienza si è arricchita in Inghilterra, al The Dorchester di Londra e al leggendario Le Gavroche dei fratelli Roux, tempio della grande tradizione francese. Un passaggio decisivo è stato l’anno trascorso all’Antica Osteria del Ponte di Ezio Santin a Cassinetta di Lugagnano, storico ristorante tre stelle Michelin che ha segnato la storia della grande ristorazione italiana.
Questo bagaglio di esperienze si riflette oggi in una cucina che lo stesso chef definisce “una rivisitazione, una riscoperta delle ricette del paniere della cucina del sole“. Non si tratta di una semplice riproposta di piatti tradizionali, ma di un lavoro di ricerca che parte dalle radici per aprirsi verso nuove possibilità espressive. La filosofia sottesa ai piatti nasce dal desiderio di trasmettere le proprie origini, di raccontare le sensazioni dell’infanzia, lasciando che i frutti della terra diventino protagonisti assoluti di ogni creazione.
Lo chef stesso, in una riflessione, contenuta nel sito ufficiale del ristorante, che svela la profondità del suo approccio, confessa: “Ogni tanto spinto dalle mie segrete ossessioni e dai miei stati d’animo mi soffermo a ripercorrere forse anche con un po’ di nostalgia gli anni di trepidazione, di grande sacrificio, di ambizione e anche di delusioni, che hanno caratterizzato il mio percorso professionale“. Questi momenti formativi, vissuti “in stretto contatto con professionisti e culture molto distanti tra loro hanno dato al mio modo di fare cucina qualche influenza di dialetto“, come racconta lo stesso Ferraro, che definisce la sua espressione culinaria “una fusione tra tecnica e cultura“. Quello che emerge è un approccio che considera la cucina come forma d’arte, dove il rigore tecnico si sposa con la sensibilità poetica, dando vita a quella che definisce una “cucina filosofica“, dove ogni piatto diventa “poesia in un piatto“.
Il menu si esprime attraverso coppie di sostantivi che evocano l’esperienza degustativa: profumi e sentori, croccantezza e consistenza, avvolgenza e sublimazione. Ogni piatto è concepito come un capitolo di un racconto più ampio, dove tradizione e innovazione si incontrano in un equilibrio che, pur apparendo talvolta barocco, mantiene sempre una soave armonia. Gli ingredienti seguono rigorosamente le stagioni, forniti da contadini di fiducia che condividono la stessa filosofia di rispetto per i cicli naturali e per la qualità delle materie prime.
Tra le creazioni più rappresentative emerge la rivisitazione dell’arancina, realizzata con riso al nero di seppia, peperoni e calamari su essenza di datterino alla cannella, che trasforma un classico della gastronomia siciliana in un’esperienza gustativa contemporanea. Gli strozzapreti di patate al cacao amaro e pepe nero su ristretto di bietoline, calamari, scampetti e possesso di arancia rappresentano invece la capacità di fondere mare e terra in composizioni che sorprendono per l’equilibrio dei sapori.
La creatività dello chef si esprime anche nei tortelloni di ostrica in foglia di spinacino e ristretto di uova di pesce spada allo zafferano, dove la delicatezza dei molluschi incontra la potenza aromatica delle spezie. Il panzerotto con ragù di tonno sedano verde e piacentino allo zafferano dimostra come anche i formati più tradizionali possano essere reinterpretati con sapienza contemporanea, mentre le “tegame” di pescatrice con ribollita di patate testimoniano l’abilità nel valorizzare il pesce locale attraverso accostamenti inediti.
Il filetto di tonno in emulsione di acciughe dimostra la maestria nell’esaltare la qualità del pesce locale attraverso tecniche raffinate, mentre i dolci, dal flan di cioccolata a quello di ricotta, concludono il percorso gustativo mantenendo il legame con la tradizione dolciaria siciliana. Il menu degustazione “Omaggio alla Tradizione” rappresenta un viaggio attraverso le eccellenze del territorio, dalla millefoglie tiepida di spada fresco alle arancine sofisticatamente reinterpretate, fino ai dolci che celebrano la maestria pasticcera dell’isola.
Adriana Baglio, anima e patron della sala, incarna l’eleganza e la raffinatezza dell’ospitalità siciliana. Come padrona di casa del Relais Briuccia e sommelier esperta del ristorante, guida gli ospiti nella scoperta della ricca cantina che privilegia i terroir siciliani, raccontando attraverso ogni calice le storie di famiglia e i momenti di convivialità che ogni vino custodisce. La sua presenza discreta ma attenta trasforma ogni esperienza in un momento personalizzato, sia che si tratti di una cena al ristorante sia di un soggiorno nelle cinque suite del boutique hotel, dove il servizio diventa arte dell’accoglienza.
La cantina rappresenta uno dei punti di forza dell’esperienza gastronomica.
Con oltre cinquecento etichette, la selezione privilegia i vini siciliani, dai rossi strutturati ai bianchi freschi, fino alle note dolci e profonde dei passiti.
Come descrive il sito del ristorante, la cantina racconta “il magico racconto dell’uva“, dove “degustare un vino è un’esperienza che inizia con il racconto dell’uva che matura al sole, le storie bisbigliate dai vini nelle barriques, la poesia di bouquet e terroir che narrano storie di famiglia e momenti di convivialità“. Note floreali e fruttate si alternano a sensazioni tostate e speziate, morbidezza ed equilibrio si incontrano in annate diverse, tra uve bianche e nere, vitigni autoctoni e terroir che raccontano la ricchezza enologica dell’isola.
L’offerta non si limita alla cena, ma si estende a un’esperienza completa di ospitalità. Il Relais Briuccia, con le sue cinque suite curate nei minimi dettagli, permette agli ospiti di immergersi completamente nell’atmosfera del palazzo nobiliare. La colazione, curata personalmente da Damiano Ferraro e servita nel giardino d’inverno, propone una varietà di prodotti dolci e salati che celebrano la tradizione siciliana fin dalle prime ore del mattino. L’aperitivo gourmet nello stesso suggestivo ambiente diventa il preludio ideale per la cena, con stuzzichini preparati dallo chef che anticipano l’esperienza gastronomica serale. Le degustazioni di vini, guidate da Adriana nelle cantine a vista, completano un’offerta che trasforma ogni soggiorno in un viaggio sensoriale a tutto tondo.
Il riconoscimento della Guida Michelin e l’appartenenza all’associazione Le Soste di Ulisse testimoniano l’eccellenza raggiunta da questo progetto che, pur mantenendo dimensioni contenute, è riuscito a conquistare un posto di rilievo nel panorama della ristorazione italiana di qualità. La proposta si caratterizza per la capacità di coniugare l’intimità di un ambiente familiare con standard professionali di livello internazionale.
Capitolo Primo e Relais Briuccia rappresentano insieme un progetto completo che va oltre la semplice ristorazione per abbracciare un concetto integrale di ospitalità. Non si tratta solo di un ristorante di eccellenza, ma del simbolo di un approccio alla gastronomia e all’accoglienza che considera il cibo come veicolo di cultura e identità, inserito in un contesto abitativo che permette di vivere appieno l’autenticità siciliana.
La location si presta anche ad ospitare eventi privati, matrimoni e cene di lavoro, trasformando ogni occasione in un momento memorabile grazie alla combinazione tra l’atmosfera del palazzo storico e la qualità dell’offerta gastronomica. Le sale interne, dalla Saletta Orientale alla Sala Oro, offrono ambientazioni diverse per ogni tipo di celebrazione, sempre caratterizzate dall’eleganza discreta che contraddistingue tutto il progetto.
La terrazza, che si apre su un panorama dove il mare si scorge all’orizzonte, completa l’offerta degli spazi esterni, ideale per i momenti di relax durante le serate dal clima mite. L’interno, con il salone affrescato e il salotto con il grande camino, garantisce angoli di intimità anche durante i mesi più freddi, mantenendo sempre quell’atmosfera di casa nobiliare che caratterizza l’intera esperienza.
Damiano Ferraro, riflettendo sul proprio percorso, sottolinea la fortuna di operare in un territorio dove anche i semplici ingredienti provocano emozioni. Il suo approccio, che definisce “quasi da artigiano dei fornelli mi rende privo di confini e mi lascia esprimermi liberamente con e per i sensi“, si nutre della cultura del buon gusto alimentata fin dall’infanzia, dai profumi, dal senso della casa, dal rumore e dal silenzio dei luoghi che animano questa terra straordinaria. “Dall’uso dei grandi prodotti nutriti dal sole, dalle tecniche più rigorose e dalla mia cultura del buon gusto“, nasce secondo le sue parole “un’interpretazione di cucina quasi globale che sprizza sentimento e amore per tutta la natura che anima questa terra“.
In un panorama gastronomico spesso caratterizzato da mode passeggere e tendenze globalizzanti, Capitolo Primo rappresenta un esempio di come sia possibile innovare rimanendo profondamente radicati nel proprio territorio. È la dimostrazione che l’eccellenza nasce dall’incontro tra passione, competenza e rispetto per la tradizione, elementi che qui si fondono in un progetto che va oltre la semplice ristorazione per diventare espressione di un’arte di vivere tipicamente siciliana, dove il tempo sembra rallentare e ogni gesto acquista il valore di un rito antico proiettato verso il futuro.
Foto Simone Paris

