Prima di capire un dammuso bisogna guardare dove finisce l’acqua. A Pantelleria la forma delle case nasce da una necessità prima ancora che da un’idea di bellezza: la cupola accompagna la pioggia verso la cisterna, i muri spessi difendono dal caldo, la pietra lavica tiene insieme riparo e durata. L’isola ha costruito così per secoli, partendo da ciò che mancava e usando quello che aveva. Solo dopo, quando si entra davvero in questa logica, ci si accorge che quella severità antica ha lasciato uno dei modi più intelligenti di abitare il Mediterraneo.
Al-Qubba Wellness & Resort parte da questa logica concreta. La struttura si trova in Contrada della Margana 19, vicino all’aeroporto e, allo stesso tempo, fuori dalle direttrici di atterraggio e decollo. È un dettaglio pratico, quasi poco narrativo, ma su un’isola come Pantelleria conta: consente di arrivare senza trasferimenti lunghi, raggiungere in pochi minuti il centro e diversi luoghi significativi, conservando una quiete reale. Qui ogni strada ha curve, pendenze, tempi propri. Risparmiare un tratto inutile, soprattutto all’arrivo, significa entrare prima nel ritmo del soggiorno.
Il resort si sviluppa in circa 30.000 metri quadrati di verde, tra olivi, palme, bouganville, fichi d’india, vigneti e piante di cappero. Non è un giardino ornamentale nel senso più prevedibile del termine: a Pantelleria il verde ripara, orienta, separa una zona d’ombra da una pietra troppo calda, addomestica per qualche metro un paesaggio che resta forte. Lo si capisce bene davanti ai giardini panteschi, costruzioni in pietra lavica a secco nate per proteggere le piante dal vento e trattenere l’umidità della notte. Sono architetture agricole, essenziali, nate per necessità: proteggono una pianta, custodiscono umidità, rendono possibile la crescita dove il vento potrebbe interromperla. Nel Giardino di Aphrodite, questa sapienza resta dentro i muri e nella pianta custodita al centro, senza bisogno di essere trasformata in scena.
Il recupero dei fabbricati esistenti è una parte decisiva del progetto. I dammusi conservano la forma quadrangolare, la pietra lavica, i tetti a cupola imbiancati a calce, quelle coperture che un tempo convogliavano l’acqua piovana verso le cisterne. Nei pavimenti sono state riutilizzate antiche mattonelle trovate in loco, mentre l’illuminazione esterna a basso consumo sfrutta l’energia solare. Qui l’ecosostenibilità non arriva come tema aggiunto: è già dentro il modo in cui il dammuso è stato pensato per resistere a un territorio asciutto, vulcanico, esposto. Prima delle parole nuove, a Pantelleria c’era la necessità di costruire bene.
Anche il nome Al-Qubba rimanda alla cupola. Qubba, in arabo, richiama quella forma che nei dammusi protegge, isola, raccoglie, modella la luce. All’interno, però, il recupero non si limita alla conservazione filologica. Mosaici, nicchie, colori pieni, bagni curati e arredi scelti con attenzione portano una sensibilità più contemporanea dentro una struttura che conserva radici arabe e pantesche. Alcuni elementi tradizionali cambiano funzione senza perdere identità: la casena scavata nella pietra, la ducchena addossata ai muri, la pinnata con travature in legno e copertura di canne. Il dammuso torna così a essere abitato, usato, attraversato ogni giorno, senza restare fermo nella sua immagine più riconoscibile.
Al-Qubba è riservato a ospiti adulti, a partire dai 16 anni, e questa scelta incide sul modo in cui gli spazi vengono vissuti. Si resta più facilmente in veranda, si allunga una colazione a bordo piscina, si legge mentre il sole cambia inclinazione, si rimanda una partenza di mezz’ora senza la sensazione di perdere la giornata. Le unità, ricavate nei dammusi e destinate alla locazione turistica breve, hanno patio privato e vista mare. La struttura può accogliere anche gruppi e viaggi incentive, ma mantiene una scala raccolta, più vicina a una piccola residenza diffusa che a un albergo tradizionale.
Ogni dammuso porta il nome di un vento. Ostro, Levante, Grecale, Maestrale, Tramontana, Ponente, Rosa dei Venti, Scirocco e Libeccio compongono una mappa dell’isola più efficace di una numerazione, perché a Pantelleria il vento incide sulle giornate in modo molto concreto: cambia il mare, sposta la percezione del caldo, decide dove conviene sedersi fuori la sera. Gli interni alternano letti rotondi sotto cupole blu, rosse o dorate, patii ariosi, balconcini vista mare, verande coperte e angoli più appartati. Il Maestrale ha un solarium privato con vasca idromassaggio panoramica e una doccia nata dal recupero di un’antica macina; il Rosa dei Venti, il più grande, occupa un antico palazzotto arabo a due piani e guarda l’isola dall’alto, con una vista che arriva a 360 gradi. Lo Scirocco conserva una cucina attrezzata, utile a chi vuole portare nel soggiorno i prodotti comprati sull’isola; il Grecale sceglie persino l’assenza della televisione come gesto di privacy; il Libeccio si raccoglie in uno spazio più piccolo e caldo, protetto dall’ombra di un fico d’india. Poi ci sono dettagli che restano senza doverli spiegare troppo: un lampadario-specchio, una vasca nella pietra, il blu improvviso di una cupola, il passaggio possibile di qualche coniglietto selvatico tra la macchia.
La zona wellness nasce dentro il Giardino di Aphrodite e mantiene un rapporto diretto con l’esterno. Nel Giardino di Aphrodite trovano posto la biosauna al sale, la doccia emozionale, una zona relax interna e una esterna con vista mare, recuperata da un’antica aia, oltre alla cabina massaggi, dove i trattamenti vengono affidati a personale specializzato. Anche lo yoga all’aperto segue questa impostazione: non aggiunge disciplina al soggiorno, semmai offre un modo diverso di cominciare la giornata quando il tempo lo permette. La biosauna è realizzata con mattonelle di sale rosa himalayano e lavora su una temperatura di circa 50-60 gradi, con umidità intorno al 50 per cento; il calore resta più morbido rispetto alla sauna tradizionale e accompagna il corpo senza forzarlo. All’esterno, la piscina comune con acqua salina, il solarium vista mare con letti a baldacchino e le vasche idromassaggio panoramiche riportano continuamente lo sguardo fuori, verso quella linea di mare che nelle giornate limpide lascia intuire la Sicilia e la Tunisia.
Alcuni punti del resort, in particolare il Rosa dei Venti con la sua apertura a 360 gradi, permettono di seguire sia l’alba sia il tramonto. Pantelleria ha luoghi legati quasi per abitudine a certi momenti del giorno, Scauri per i tramonti, Tracino per l’alba; ad Al-Qubba questa alternanza entra nel soggiorno senza diventare un appuntamento da organizzare. Da diverse zone della struttura lo sguardo si allarga verso la costa siciliana e quella tunisina. Nelle giornate più limpide la distanza perde qualcosa di astratto: ci si siede, si aspetta, il colore cambia prima sulla pietra e poi sull’acqua.
Anche i servizi restano su un piano pratico. Il transfer da e per l’aeroporto alleggerisce l’arrivo, la colazione continentale a buffet viene servita a bordo piscina, la pulizia giornaliera delle camere mantiene ordinata la parte più privata del soggiorno. Nei dammusi e negli spazi comuni entrano i comfort necessari, dalla climatizzazione al frigobar, dall’accappatoio all’asciugacapelli, dalla TV dove prevista al Wi-Fi nelle aree comuni, ma il racconto della struttura non si esaurisce nelle dotazioni. La cucina e il barbecue condivisi, all’interno del giardino pantesco, dicono qualcosa di più preciso sul carattere del luogo: una vacanza sull’isola può passare anche dal gesto semplice di comprare prodotti locali, aspettare la sera, cucinare fuori, parlare con qualcuno senza trasformare ogni momento in un’attività programmata.
Fuori dal resort, Pantelleria chiede tempo e attenzione. Misura 83 chilometri quadrati, ha un perimetro di poco più di 51 chilometri, raggiunge gli 836 metri con Montagna Grande e si trova più vicina alla Tunisia che alla Sicilia. È la parte emersa di un edificio vulcanico che sale dal Canale di Sicilia, e questa origine affiora nelle coste scure, nelle discese a mare, nella forza minerale del paesaggio. Da Al-Qubba l’isola può essere avvicinata seguendo registri diversi: la costa dell’Arco dell’Elefante e di Balata dei Turchi, le acque interne del Lago di Venere e del laghetto delle Ondine, il calore naturale di Gadir, della sauna di Sibà e della grotta di Sataria, fino ai percorsi più appartati verso Cala Cinque Denti. Sono luoghi che cambiano molto a seconda dell’ora, del vento e della strada scelta per arrivarci; metterli semplicemente in fila li renderebbe più piccoli di quello che sono. Le escursioni della settimana vengono presentate davanti a un calice di vino e a prodotti tipici panteschi: prima della partenza, l’isola comincia già a prendere forma sul tavolo.
Il vino arriva già all’ingresso del soggiorno. Pantelleria è terra di zibibbo, di passito, di vite ad alberello riconosciuta dall’UNESCO nel 2014 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, prima pratica agricola a ottenere quel riconoscimento. Al-Qubba accoglie gli ospiti anche attraverso la collaborazione con la cantina Minardi, legata alla tradizione pantesca da tre generazioni e indicata tra le realtà storiche dell’isola. Una bottiglia di Leukos, bianco secco DOC da uve zibibbo, attende nel dammuso come gesto iniziale, piccolo e concreto. Nel racconto della cantina entrano poi Karuscia, Passito di Pantelleria naturale, Cossyrino da uve catarratto, Gusiras, rosso minerale e sapido, oltre all’olio extravergine ottenuto da Cerasuola e Nocellara. Conta la filiera che resta sull’isola, dalla coltivazione all’imbottigliamento, e la possibilità di avvicinarsi a questo mondo attraverso wine tour, degustazioni e cene in cantina.
Al-Qubba Wellness & Resort trova la sua misura quando il soggiorno resta vicino alla natura del luogo: si dorme dentro dammusi recuperati, ci si muove tra il verde agricolo, si passa dalla piscina salina alla cucina condivisa, dal vino dell’isola alle escursioni guidate senza percepire ogni elemento come un servizio separato. Il primo bagno del mattino, una lezione di yoga quando il cielo è coperto, una luce che entra in una nicchia o i passi sulla pietra dopo cena hanno la semplicità delle cose che accadono perché lo spazio le rende possibili. Pantelleria non consegna subito tutto, e forse un luogo di ospitalità qui deve saper accettare proprio questo: lasciare spazio, non riempire troppo, aspettare che l’isola faccia la sua parte.

