Un “podio” critico del festival di Venezia

Si è conclusa da poco la 75° edizione del festival del cinema di Venezia, con una rassegna di film di alto livello, che rivela particolari sorprese e grandi conferme di autori già conosciuti.

Proponiamo un piccolo “podio”, quasi a voler suggerire una mappa delle opere davvero imperdibili. Il criterio è ovviamente personale di chi scrive, ma si spera che le presenti notazioni siano utili allo spettatore per farsi un’idea su cosa andare a vedere in sala nei prossimi mesi.

3° Al terzo posto troviamo “Peterloo”, di Mike Leigh. Film in costume sul massacro di Machester (16 agosto 1816). La ricostruzione storica impeccabile e le dimensioni colossali degli eventi narrati danno corpo a un’opera ambiziosamente epica. Il difficile organizzarsi dei lavoratori, con tutta la fatica della costruzione della lotta pacifica, è descritta minuziosamente, in un film corale, che non risparmia di prendersi tempi lunghi, quasi troppo. Più che lo svolgimento del plot, ciò che interessa mostrare è lo stile retorico delle lotte operaie e democratiche, l’arte del sostenere la democrazia infiammando i cuori.

2° Al secondo posto merita menzione Yorgos Lanthimos, con il suo “La favorita”, vincitore del premio migliore sceneggiatura. Un film che intrattiene e commuove, descrivendo abilmente un clima decadente (la corte inglese nel 1500) e a tratti grottesco. Le lenti grandangolari che distorcono le stanze nobiliari danno forma a un mondo quasi fantastico, estraniante, scabroso. Le due dame di compagnia della regina, in gara per primeggiare, conducono una trama coinvolgente e drammatica, in cui, sotto l’erotismo, la solitudine aleggia come un fantasma. La sfida libertina del “non porre limiti all’amore” mostra tutta la violenza e le contraddizioni delle relazioni umane.

* Menzione speciale, prima di dare l’oro, per “Anons” (“L’annuncio”), presentato per la rassegna “orizzonti”, di Mahmut Fazil Coşkun, regista turco. Una sorta di “Aspettando Godot” tesissimo e ironico, nel bel mezzo di un colpo di stato. La comicità sottile lascia spazio a una storia spiazzante e coinvolgente. Film particolare e mai banale. Una sorpresa.

1° Al primo posto per distacco, meritatamente premiato come miglio film, “Roma”.

Alfonso Cuaron si prende il suo tempo e il suo spazio con movimenti di camera lenti in un bianco e nero intimo e intenso. La storia, semplice, evolve in scene curate ed essenziali, senza fronzoli. Schietto e delicato al contempo, “Roma” racconta l’amarcord familiare dell’autore, con brevi ma significativi accenni alla situazione violenta e drammatica del Messico degli anni ’70. Ritornando alla cifra di “Y tu mamà también”, Cuaron racconta una storia piccola: il dramma di una domestica di Città del Messico. E lo fa attraverso tanti piccoli eventi quotidiani, senza nessuna caricatura o enfasi eccessiva. Nella semplicità, egli trova la chiave per toccare, quasi di nascosto, il cuore dello spettatore.

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