“Scusa”, breve guida a come scusarsi

Chiedere scusa non è una cosa così semplice.

Ecco, allora come farlo? E poi quando farlo? E soprattutto perché farlo?

Perché chiedere scusa è un’arte sopraffina decisamente sottovalutata da molte persone.

Talmente sottovolautata da essere ormai considerata quasi un qualcosa in via di estinzione.

Eppure dovrebbe essere una cosa molto, molto semplice.

Tu fai un errore, poi ti scusi, e la cosa finisce lì. E invece no, purtroppo non va sempre così.

Le scuse, molto spesso, diventano un modo per discolparsi, addossare la responsabilità alle vittime, scaricare barili, spostare il fulcro del problema altrove.

L’avete fatta grossa e dovete scusarvi? Allora ecco una breve guida a come fare senza peggiorare la situazione, attraverso le “più sentite scuse”.

Quando scusarsi? La risposta semplice è che occorre scusarsi quando si sa di avere ferito qualcuno o di essersi comportati in modi umanamente e socialmente inaccettabili.

Una volta riconosciute queste ragioni le scuse sono un passo necessario per riconciliarsi con gli altri e anche con noi stessi.

Se invece pensi di avere totale ragione, beh, allora tutto cambia, come non detto, perché quella è una cosa che devi saper valutare tu da solo, in un colloquio intimo e riservato con la tua coscienza.

L’intenzione non conta, cioè il “ma io non volevo offendere” non vale, anche se non volevi potresti avere comunque offeso qualcuno.

Per fare un esempio pratico chiamare qualcuno “negro” è razzista anche se tu pensi di non esserlo, anche se hai tanti amici africani.

Senza entrare nel merito se qualcuno si offende, ha diritto di essere offeso.

Se qualcuno ci rimane male, viene ferito da una cosa che fai, ha diritto ai suoi sentimenti.

Si ritorna quindi al punto uno, ovvero puoi anche decidere di non scusarti, ma non puoi decidere come si sentono o si dovrebbero sentire gli altri che puoi aver offeso.

C’è anche il caso in cui un’affermazione che forse non offende il destinatario originale ma viene letta come offensiva da altre persone.

E ricordiamoci bene che lo “scusa, ma..” e “scusa, però..” non sono delle scuse.

La prima cosa da fare quando si chiede scusa è eliminare ogni genere di condizioni, le giustificazioni e le autoassoluzioni.

E anche “scusa, ma anche tu” non è certo chiedere scusa non è certo chiedere scusa.

Le scuse devono essere incondizionate, non portare circostanze attenuanti, non porre le ragioni chi si scusa davanti a quelle di chi è stato offeso.

“Ma anche tu” non è come abbiamo detto una scusa ma un tentativo di dare la colpa agli altri per le proprie azioni.

E poi “se ho offeso qualcuno, mi dispiace” è diciamo uno scusa da definire problematico.

Altrimenti no? Se qualcuno ti assolve e ti dice “Non hai offeso nessuno” non ti dispiace più?

E allora ecco come scusarsi:

-scusa, mi dispiace di averti offeso.

-scusa, ho sbagliato.

-scusa, sono stato indelicato/inopportuno.

-ho capito di avere sbagliato.

-posso fare qualcosa per farmi perdonare?

Frasi semplici, pulite, chiare, si spera sincere, senza condizioni alcune.

Perché le scuse non sono una rivendicazione, sono un atto di guarigione.

Le scuse sono un modo per dissolvere o alleggerire la negatività che abbiamo diffuso nell’aria, tornare dalla parte dei buoni, essere persone migliori.

Le scuse poi valgono doppio se fatte a persone su cui abbiamo potere, nostri sottoposti, collaboratori, persone la cui sofferenza non può danneggiarci.

E quindi, proviamoci, chiediamo scusa, facciamolo sempre, facciamolo più spesso, e soprattutto facciamolo bene

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