LA PROPOSTA DEL MINISTRO ORLANDO SULLE INTERCETTAZIONI. ENNESIMO ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI STAMPA OPPURE UN FRENO NECESSARIO ALLE NOSTRE VOGLIE VOYEURISTICHE

“È l’uso pubblico indiscriminato delle intercettazioni a essere intollerabile, perché affidato alla fuga, talvolta non innocente, di testi, spesso perfino irrilevanti rispetto a responsabilità penali o civili. La Costituzione dice all’articolo 3 che «ogni cittadino è uguale davanti alla legge», e questo non è vero per la diffusione arbitraria di materiale processuale”. Questo scrisse Walter Veltroni nel libro ‘E se noi domani: L’Italia e la sinistra che vorrei’. Appunto, le famigerate intercettazioni telefoniche, strumento utile in molteplici, delicate inchieste, che però, dovrebbero essere regolamentate meglio, per essere più efficaci. Già, nessuno si dovrebbe sognare minimamente di bloccarle o limitarle, ma non è più possibile che esse finiscano prima sulle prime pagine dei quotidiani che nelle aule di tribunale, dando vita a veri e propri processi mediatici, che raramente trovano poi eguale risalto quando si celebrano quelli giudiziari. Peggio è che spesso finiscono in prima pagina brandelli di vita privata, che nulla hanno a che vedere con le stesse indagini, ma diventano utile strumento per ‘sputtanare’ avversari politici, nemici giurati, di fronte all’opinione pubblica, giustamente ammaestrata ed educata. Un’ insana voglia di spiare dal buco della serratura, di rompere la privacy, inseguendo pruderie e istinti voyeuristici. Partiamo da un presupposto meramente tecnico: l’intercettazione è uno strumento nella ricerca di prove, che il PM ha a disposizione, disciplinato dall’art. 266 e seguenti del codice di procedura penale italiano. Per utilizzare tale strumento prezioso, ci devono essere gravi indizi di reato e l’assoluta indispensabilità dell’intercettazione per il proseguimento delle indagini, ossia non ci devono essere altri strumenti investigativi utili a raccogliere prove di colpevolezza. Questo perché l’intercettazione limita pesantemente le libertà individuali tutelate dalla nostra costituzione, come la libertà di comunicazione del pensiero e la libertà domiciliare. Ora appare più che evidente che in molteplici casi l’uso delle intercettazioni è divenuto un abuso, o, a essere buonisti, possiamo rilevare che per pigrizia, molti PM si sono avvalsi delle intercettazioni per individuare prove, senza utilizzare altri validi strumenti investigativi. In buona sostanza, intuendo che tizio nasconde qualcosa (ossia può essere accusato di qualche reato), metto sotto intercettazione i suoi telefoni, ascolto tutte le sue telefonate, individuo i reati e poi formalmente lo accuso. Ma può capitare che il suddetto tizio, oltre a telefonare ai suoi compari di merende, magari telefoni pure a sua madre, oppure alla sua amante, telefonate queste che sono avulse dall’indagine, e allora che fare? In teoria andrebbero distrutte, in pratica finiscono sui giornali per ‘sputtanare’ tizio, che magari è pure un personaggio pubblico. Ecco perché andrebbe disciplinata la normativa, per renderla più efficace, ma togliendo tutti gli abusi. Ci provò l’allora centrodestra, con Angelino Alfano ministro della Giustizia del governo Berlusconi, ma tutto finì in polemiche, perché il Cavaliere era già oggetto, indirettamente, di intercettazioni, che nulla avevano di penalmente rilevante, ma puntualmente finivano sui quotidiani per screditare la sua immagine. Ci sta provando ora l’attuale ministro della giustizia, Orlando, in un governo di centrosinistra (va bene, più o meno di centrosinistra!), e subito si levano le critiche per l’ennesima legge bavaglio. Ora, nessuno vuol nascondere le malefatte di ladri, papponi, mafiosi, corrotti e corruttori, di politici avvezzi a frequentare piuttosto la criminalità che i salotti buoni, ma ci deve essere un limite a tutto ciò, il limite della privacy che si deve coniugare con l’informazione libera. È giusto che il cittadino venga informato se la persona pubblica è un lestofante o meno, ma non per questo tutti debbono temere di parlare al telefono con qualcuno, rischiando di vedere i propri pensieri detti in libertà, sbattuti in prima pagina, anche se non si paventa alcun reato. Se la proposta di Orlando venisse approvata cosa succederebbe? Che i virgolettati verranno, invece, riassunti, con “soltanto il richiamo al loro contenuto”. Questa una delle novità principali; ossia non leggeremo più i discorsi che l’intercettato fa con l’altra persona al telefono, ma eventualmente, solo una sorta di riassunto se c’è del penale, utile ai fini dell’inchiesta. Cosa vuol dire? Esempio numero uno. “Lui non è capace, non è cattivo, non è proprio capace. E quindi, però, l’alternativa è governarlo da fuori”. A dirlo è l’allora neo segretario del PD Matteo Renzi, che parlava in libertà con il numero due della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, confidandogli il suo progetto per entrare a Palazzo Chigi: “Rimpastino sicuro. Rimpastone, no rimpastino!Il problema è capire anche… se mettere qualcuno dei nostri”. Era il periodo del famoso hastag #enricostaisereno, ricordate? Ora Adinolfi era sotto intercettazione da parte del Noe dei carabinieri. Ma Renzi, no. Questa intercettazione ha dei fini penali? No. Ma è servita, sbattuta in prima pagina, a rivelare il piano megalomane del neo segretario dem, per soffiare la poltrona a Enrico Letta, presidente del consiglio, e dem pure lui. Forse qualcuno aveva bisogno di leggere queste intercettazioni per capire quali piani stava ordendo Renzi? Non era già più che sufficiente sentirlo parlare per intuire che mentre rassicurava urbi et orbi il povero Letta, da Sindaco di Firenze si muoveva fin troppo per scavargli la fossa, mandandogli frecciate un giorno sì e l’altro pure? Esempio numero due. “Non fai altro che chiedermi favori, con me ti comporti come un sultano. Io mi sono rotta a quarantasei anni, tu siccome stai con me e hai un figlio con me, mi tratti come una sguattera del Guatemala“, disse la Guidi, allora ministro, al compagno Gemelli, interessato al varo di alcune leggi utili ai suoi scopi. Gemelli era intercettato per i suoi interessi, più o meno torbidi, sulle vicende di Tempra Rossa, ma la Guidi no. Era utile ‘sputtanare’ la signora, sbattendo il suo sfogo in prima pagina? Poteva bastare un semplice riassunto della loro telefonata privata, del tipo: “alle pressioni fatte dal compagno Gemelli, la Guidi ministro, risponde picche, scocciata da questo continuo chiedere che la metterebbe comunque in difficoltà”? Certamente, quel “mi tratti come una sguattera del Guatemala“ fa più effetto sui giornali rispetto all’anonimo riassunto! Terzo esempio. “Poi ce le prestiamo…Insomma la patonza deve girare”. È la frase intercettata a Berlusconi, che chiacchierava amabilmente con Tarantini, sotto osservazione per i suoi intrallazzi tra prostituzione, favori e potere. Anche in questo caso, il Cavaliere era sotto inchiesta? No. Dalle dichiarazioni rubate attraverso le intercettazioni si paventa, per caso, che l’allora Presidente del Consiglio, stava pagando prostitute in cambio di favori personali? No. Più semplicemente, si evidenzia che il Cavaliere, stanco del troppo lavoro istituzionale, chiedeva all’amico Tarantini di allietare le serate a Villa Arcore, residenza privata, con delle belle ragazze. Dov’è il penale nel chiedere ad un amico di portare a casa delle ‘amiche’ per divertirsi un po’? Certamente è disdicevole se a farlo è un Presidente del Consiglio, che dovrebbe attenersi ad un profilo più basso e morigerato, diciamo più istituzionale, ma se non c’è il penale, se non si rileva nulla attinente ad una inchiesta, sbattere l’intercettazione in prima pagina a cosa servì? A ‘sputtanare’ l’allora presidente del consiglio, passato alla storia piuttosto come un gran tombeur de femmes, piuttosto che come insigne statista, qual voleva, invece, voleva apparire. Tre semplici esempi per individuare quanto l’abuso delle intercettazioni, passate velocemente alle testate giornalistiche, siano più utili a screditare un avversario politico che a evidenziare un reato. A condurre determinate campagne politiche piuttosto che a sbattere in galera il reo, chiacchierino al telefono. Si parlerà di libertà di stampa, di libertà d’informazione, beh, allora i giornalisti facciano i giornalisti e cerchino gli scoop piuttosto che limitarsi a rendicontare ciò che vedono dal buco della serratura, oppure chiedere avidamente brogliacci a PM amici, o a avvocati compiacenti, solamente per intraprendere una determinata campagna politica contro un avversario. Tutto ciò è svilire il lavoro giornalistico, che dovrebbe, invece, cercare notizie, piuttosto che scegliersi il bersaglio politico da screditare a tutti i costi. Perché, come scrisse Oscar Wilde, (e a quel tempo non esistevano le intercettazioni telefoniche!), “le informazioni riservate sono, in pratica, la fonte di ogni grande fortuna moderna”; sicuramente sono la fortuna di certi quotidiani e di certi giornalisti, che altrimenti non saprebbero come riempire le pagine del loro giornale.

 

Raffaele Zoppo

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