LA NUOVA PUBBLICITÀ DEL BUONDÌ, TANTO CLAMORE PER NULLA?

“La pubblicità emoziona, innamora, seduce. Suscita emozioni. Un chilo di pubblicità può contenere 999 grammi di razionalità, ma brillerà e si distinguerà per il suo grammo di follia”, affermò il pubblicitario spagnolo Luis Bassat.

Ecco, la pubblicità dovrebbe anche far discutere, creare rumore, molto rumore. Bene o male, purché se ne parli, si diceva? Perfetto! Allora i geni creativi del nuovo spot del buondì hanno centrato il bersaglio.

Certamente, stiamo parlando di chiacchiere da bar, di rabbia social, piuttosto che di arguti argomenti filosofici o teologici, ma tant’è, questo passa il buon convento.

Veniamo alla sostanza dell’argomento, che è morbida come la merendina del promo.

La Motta vuole rilanciare il brand buondì, la merendina dolciastra, incastrata nell’affollato mondo delle colazioni industriali.

Si rivolge a dei creativi che partoriscono una genialiata: raccontare la bontà della merendina senza mai inquadrarla, senza che nessun marmocchio l’assaggi di gusto.

Eppure è riuscita a creare una ridda di voci di protesta, d’indignazione, tanto da far suscitare interesse verso la stessa pubblicità, anche in chi la merendina in questione non sa neanche che esista!

Lo spot? Semplice, essenziale, unico. Un enorme giardino verde, la bella villetta sullo sfondo, simboli dello status di benessere che vive in questa famiglia, un tavolo di legno in primo piano, imbandita per la colazione mattutina (e noi umani, neanche la domenica di riposo, possiamo goderci un momento tanto rilassante e piacevole!), e la famiglia protagonista dello spot.

La bambina che si rivolge amorevolmente alla sua mamma, esclamando: “Mamma, mamma, vorrei una colazione leggera ma decisamente invitante, che possa coniugare la mia voglia di leggerezza e golosità”, (e già una bambina che parla così è da mandare seduta stante da un buon psicologo, perché ha qualche disturbo!). E la mamma, sorridente che le risponde che una merendina così non esiste, e poi, la frase eclatante “se non è vero, mi colpisse un meteorite” e, zac! immediatamente colpita dal suddetto meteorite.

Una pubblicità che finalmente rompe gli schemi, dissacra il mito della famigliola felice, quella stile mulino bianco, quella perbenista, edulcorata e, un tantino falsa e poco credibile.

Ma dov’è lo scandalo? Nel finale tragico: una mamma incenerita dal meteorite è un finale troppo violento.

E qui casca l’ipocrisia della società che si scaglia contro tale finale, ritenuto violento. Non stiamo certamente parlando di un film di zombie, o di qualche truculento film made in USA, ma di uno spot pubblicitario! Non ne voglia nessuno, ma qualcuno ricorda per caso, nell’eterna lotta tra il topo Jerry ed il povero gatto Tom, quante padellate si prende il gatto per inseguire il suo istinto naturale di predatore? Quante volte finisce bruciacchiato dallo scoppio di una dinamite? Quante volte finisce schiacciato da mobilia varia? Eppure bimbi e adulti, guardandolo ridono di gusto, nessuno pensa al cartone animato come diseducativo, nessuno promuove battaglie per abolirlo dal piccolo schermo. E, allora qual è la differenza tra la presunta violenza che subisce il topo e quella che subisce la mamma dello spot?

Non ci sono argomenti che reggono, e chi si appella al violento finale, dimostra tutta la propria ignoranza, stereotipata.

Altri, invece, bollano lo spot perché promuove un prodotto industriale perché fa male. Purtroppo, siamo divenuti una società talebana in fattore di alimentazione, per cui al bando tutti i prodotti industriali (e se chiudono pure queste fabbriche chi darà il lavoro ai dipendenti licenziati?), e viva i prodotti senza: senza olio di palma, senza conservanti, senza coloranti, senza glutine anche quando non siamo celiaci, senza glutammato, senza grassi, senza zuccheri; arriveremo mai a sfiorare l’assurdo principio della merendina senza merendina? Chissà…

Le salutiste in erba, senza titoli per parlare, ma sempre saccenti dietro una tastiera, che parlano del buono fatto in casa, senza conservanti, appunto, sanno quali rischi si corre nel preparare prodotti naturali, in casa, almeno dal punto di vista chimico? I cibi home made, preparati male, possono essere causa di botulino, salmonella o stafilococco, che saranno pure elementi naturali, ma non fanno bene alla nostra salute, tutt’altro!

E per chi invece, si cimenta nella diatriba dialettica, spostando la questione sullo spinoso tema sessista, visto che la povera mamma finisce incenerita? Tranquilli anche loro, visto che nello spot successivo la medesima sorte toccherà al povero papà.

La genialità di questo spot è aver suscitato clamore, aver acceso un dibattito, rendendo famoso lo spot in un nanosecondo; la genialità è aver rotto gli schemi pubblicitari, aver creato uno spot che sa colpire nel segno, bandendo la soporifera famigliola mulino bianco e lo stancante Banderas mugnaio che parla con la gallina. Pubblicità che annoiano, che spingono a cambiare canale, istintivamente. Questa siamo certi, invece, tutti vorranno vederla, almeno una volta.

E a tutti i leoni da tastiera, che blaterano e protestano, senza un perché, diciamo francamente, fatevela una risata, e addolcitevi la bocca, magari mordendo un buondì!

Raffaele Zoppo

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