KIM JONG-UN PORTA AVANTI I SUOI ESPERIMENTI ATOMICI, E IL MONDO INIZIA A TREMARE

“Abbiamo condotto con successo il test di una bomba all’idrogeno”, è il grande annuncio lanciato dalla tv di Stato di Pyongyang, ieri alle 3.30 del pomeriggio, le 8.30 del mattino in Italia, le 2.30 di notte a Washington e New York.

È il sesto test atomico condotto dal regime di Kim Jong-un, il primo sotto la presidenza Trump, ma anche il più potente: l’esplosione controllata ha prodotto una scossa sismica pari a 6.3 della Scala Richter, e approssimativamente, si calcola che sia stata un’esplosione da cento kilotoni, quasi cinque volte Nagasaki.

È naturale che la situazione non può più essere sottovalutata. Corea del Sud, ma anche Cina, Giappone, Russia e USA manifestano preoccupazione ed allarme.

Perché una atomica in mano ad un pazzo dittatore non è proprio il massimo della serenità per l’intero pianeta; a maggior ragione poiché il dittatore nordcoreano dispone pure di armi chimiche, di pericolosissimi missili balistici intercontinentali, e anche a medio raggio, già testati, e di un esercito imbevuto di folle ideologia.

La Corea del Sud trema, e chiede al mondo una risposta certa contro il dittatore nordcoreano, il Giappone, dopo l’ultimo sorvolo di un Hwasong-12 sulla loro testa, minaccia una risposta dura, la Cina guarda con preoccupazione l’evolversi delle situazioni, e tutti guardano agli USA, per capire quale direzione l’amministrazione americana prenderà.

Infatti, mentre l’amministrazione di Bill Clinton aprì una serie di negoziati che portarono qualche risultato comunque positivo, quella di Barack Obama, invece, adottò la cosiddetta “strategia della pazienza”, tollerando tutti gli esperimenti che il dittatore nordcoreano fece, tollerando tutte le minacce e gli atti dimostrativi, con la speranza che prima o poi il regime implodesse da solo, senza interventi militari.

Ora tocca a Trump, che, almeno ciò è noto, non è tipo da diplomazie, e, soprattutto, appare una persona che cambia facilmente idea, in base alle opinioni dei suoi consiglieri.

Al momento, oltre la sostanziale condanna, Trump è fermo, in attesa di capire come agire.

Una guerra preventiva contro Kim Jong-un ed il suo regime? Abbiamo visto come guerre preventive hanno già creato più danni che dato soluzioni.

Qui abbiamo pure un pazzo con l’atomica in mano, quale potrebbe essere la sua contro risposta?

Lasciarlo continuare a testare, sperimentare, a giocare alla guerra? Rischierebbe di far saltare tutto il banco, un freno al folle andrebbe comunque dato.

Molti esperti internazionali credono che le minacce di Kim Jong-un siano più di facciata che reali, visto che il suo unico obiettivo è mantenere intatto il suo regime, ed è conscio che una guerra, nucleare o meno, metterebbe fortemente a rischio la sua dittatura.

Si muoveranno le diplomazie per tentare di far comprendere al giovin dittatore che questa è la realtà e non un videogame, che qui si rischia la vita vera e non una virtuale vita di un game? Chissà se qualcuno potrà riuscire nel tentativo di farlo ragionare.

Certamente, sapere che la dittatura nordcoreana ha in mano una potente artiglieria, armi biologiche, armi chimiche e una atomica, non dovrebbe far star tranquilli nessuno; la strategia

della attesa voluta da Obama ha dato tutto il tempo al folle dittatore di completare i suoi esperimenti nucleari e atomici. Ora è il tempo di agire, di dare una risposta, chiara, univoca.

Forse, la soluzione è un James Bond, che infiltrandosi in Nord Corea, uccida il dittatore, dando il via ad una rivolta popolare che rovesci la dittatura; fantasia? Sempre meglio di sapere di essere seduti su di una bomba, pronta ad esplodere in base ai capricci di un bimbo viziato, divenuto dittatore.

Raffaele Zoppo

Related Posts

by
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares