STRAGE DI BARCELLONA: UN GIOVANE TERRORISTA COLLABORA CON LA GIUSTIZIA E INIZIA A FAR LUCE SUL TERRORISMO JIHADISTA

La strage di Barcellona, di giovedì scorso, che ha visto 14 persone morire sulla Rambla, uccise dalla follia terrorista alla guida di un furgone bianco, che, sfrecciando a folle velocità, ha travolto inermi passanti come fossero birilli, ha messo in luce verità inquietanti.

Verità nascoste in un paesino al confine meridionale della Catalogna, Alcanar, in una villetta divenuta il covo di questa banda jihadista.

Una banda composta da dodici persone, quasi tutte strettamente legate fra loro, da legami di sangue e non solo; c’erano i fratelli Moussa e Driss Oubakir, il primo 17enne, il secondo 28enne, c’erano i fratelli Mohamed Hychami, 24 anni, e suo fratello minore Omar, c’erano Younes Aboyaaqoub, 20 anni, e suo fratello Houssaine Aboyaaqoub. E poi c’erano i fratelli Said Aallaa, 19 anni, Youssef Aallaa e Mohamed Aallaa, 27 anni.

Tutti ragazzi cresciuti insieme a Ripoll, ragazzi le cui famiglie si conoscevano molto bene, ragazzi che avevano frequentato le medesime scuole, e soprattutto la stessa moschea, dove hanno incontrato l’Imam, Adbelbaki Es Satty, il cattivo maestro che ha plagiato le loro giovani menti, trasformando questi ragazzi in giovani e spietati jihadisti, martiri di una guerra santa più grande di loro.

Completano la cellula terrorista Sahal El Karib, il trentaquattrenne di Ripoll, gestore di un internet café che secondo la Vanguardia sarebbe stato usato per trasferire denaro in Marocco, ed il giovanissimo Mohamed Houli Chemlal, originario di Melilla, enclave spagnola in Marocco, l’unico che sta collaborando con le indagini.

Questa cellula, nascosta in una anonima villetta presa in affitto ad Alcanar, aveva programmato l’attentato a Barcellona, non quello sulla Rambla, ma un altro molto più terrificante.

Una serie di bombe da far esplodere contemporaneamente a Barcellona, che dovevano lasciare un’eco sinistro e terrificante. Tra gli obiettivi scelti, anche la Sagrada Familia.

Un piano studiato nei minimi dettagli e programmato nei due mesi precedenti, reperendo tutto il materiale necessario per costruire le bombe.

Materiale riposto proprio nella villetta di Alcanar, che è saltata in aria il mercoledì precedente la strage di Barcellona.

l’Imam di Ripoll, Youssef Aallaa e Mohamed Houli Chemlal, stavano preparando gli ordigni, maneggiando 120 bombole di gas, quando, improvvisamente, si è innescato lo scoppio, uccidendo sul colpo l’Imam e Youssef Aallaa, e ferendo Mohamed Houli Chemlal, oggi prezioso testimone.

Immediatamente si è ipotizzata una fuga di gas, ma la verità piena è emersa solo il giorno seguente.

Infatti, il resto della cellula, orfano della loro guida spirituale, ha optato per un piano B improvvisato, usando un furgone bianco da lanciare a folle velocità contro la folla sulla Rambla di Barcellona, ed una autovettura per investire i passanti sul lungomare di Cambril.

Un attentato terrorista che ha ucciso 16 persone, in tutto, e con tantissimi feriti.

E se, a Barcellona, la sorpresa ha giocato un brutto scherzo, con tante vittime e feriti, a Cambril, la prontezza della polizia spagnola ha evitato l’ennesima mattanza.

Della cellula terroristica spagnola solo 4 sono rimasti in vita, arrestati dalla gendarmeria spagnola. L’ultimo a morire è stato Younes Abouyaaquob, fuggito dalla Rambla, dopo la strage, ed in fuga per tre giorni, braccato dalla polizia, che scovatolo a 45 km da Barcellona, lo ha freddato.

Tra gli arrestati, invece, preziosa è la testimonianza del giovane Mohamed Houli Chemlal, che collaborando con la giustizia, ha ricostruito i movimenti e le intenzioni della cellula jihadista.

Ha raccontato la radicalizzazione che l’Imam di Ripoll ha indottrinato nelle giovani menti, convincendole ad immolarsi per la causa jihadista; ha raccontato ciò che si stava progettando nel covo di Alcanar e chi ha aiutato e supportato la cellula, con quei continui legami in Marocco, dove l’inchiesta sta, ora, spostando l’attenzione.

Ma anche i viaggi che lo stesso Imam ha fatto in Belgio, prima che la cellula di Molenbeek attuasse la strage parigina e poi quella di Bruxelles.

Perché è opportuno disvelare i legami ed i contatti che ci sono tra le diverse cellule presenti sul territorio europeo, è opportuno anche capire come agiscono e quali supporti e sostegni trovano coloro che decidono di mettere in pratica una guerra santa in Europa.

E, soprattutto, è opportuno valutare l’operato di certi Imam, che spesso sono i fautori di radicalizzazioni e convinti sostenitori dello Stato Islamico. E l’Imam di Ripoll, ad esempio, era comunque, già conosciuto alle forze dell’ordine, con un ordine di espulsione sospeso, per cui tenerlo sotto osservazione, forse avrebbe evitato la stessa strage.

Per fortuna che tra i tanti martiri jihadisti visti fin’ora all’opera, ce n’è uno che alla morte, immolato alla causa del Daesh, ha preferito collaborare. Così forse potremmo riuscire a penetrare questo oscuro mondo terrorista di matrice islamica e a smantellarlo, prima che compia nuove stragi di innocenti.

Raffaele Zoppo

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