L’ITALIA, LA UE, LE ONG, ED UN CODICE COME PIETRA DELLO SCANDALO. LA PARTITA A SCACCHI CHE SI GIOCA NEL MEDITERRANEO SULLA PELLE DEI DISPERATI

Che la situazione nel Mediterraneo sia gestita dal caos è cosa più che evidente; che il traffico marino, tra le carrette del mare che trasportano migranti in cerca di fortuna, navi militari, italiane e libiche, che presidiano le rotte, e le navi delle ONG che s’impegnano nei salvataggi, sia più intasato del mitico Raccordo Anulare romano è cosa più che evidente; che tutto si giochi sulla pelle di disperati, poi, è di per sé agghiacciante.Partiamo dal primo punto di questa intricata vicenda: i flussi migratori continui e costanti che dai porti libici traghettano disperati sulle coste italiane.

Queste vicende hanno negli anni, trasformato il Mediterraneo nel più grande cimitero del mondo; purtroppo il fenomeno, per l’incapacità politica nella sua gestione, ha espresso una tragicità assurda, vissuta sulle spalle di persone in fuga dalla loro terra d’origine, e, ed è bene sottolinearlo, non si tratta di disperati in fuga da guerre e povertà, o da regimi dittatoriali o dispotici, ma di uomini e donne, in maggioranza, in cerca di una speranza per un futuro migliore, da cercare nella ricca Europa. Questo è cosa vera, a meno che non si voglia affermare, in modo falso, che Senegal, Camerun, Costa D’Avorio, Mali, Nigeria siano Stati governati da dittatori o in preda alla povertà più estrema o in piena guerra civile.

Visto che la Spagna le sue colonne d’Ercole le presidia attentamente, visto che la rotta balcanica che passava per la Grecia è stata bloccata dall’Europa, regalando soldi alla Turchia, affinché si occupasse del lavoro sporco, ossia i respingimenti, non resta altro che la rotta libica.

Una situazione intricata, con un Paese ingovernabile, dopo la caduta del regime di Gheddafi, e con il quale l’Europa stessa trova difficoltà a stringere accordi forti e sicuri.

L’Italia così si trova a dover gestire praticamente sola, l’emergenza migratoria, senza aiuti europei.

Concedere i porti degli altri Stati? Impossibile. Ridistribuire gli immigrati tra tutti gli Stati europei? Al momento la risposta è sonoramente negativa, viste le minacce continue di chiusura delle frontiere di Francia, Spagna, Austria, dei Paesi scandinavi e di quelli ad est dell’Europa, a partire proprio dall’Ungheria e Polonia.

L’unica cosa che recentemente l’Italia è riuscita ad ottenere è il redigere un codice di condotta per tutte le navi delle ONG che operano salvataggi nel Mediterraneo.

Ossia mettere ordine in un caos assurdo e anarchico.

Un codice che non tutte le ONG hanno voluto firmare, spinte dal desiderio di operare in assoluta libertà, senza rispondere ad ordini e codici di condotta.

Potrebbe apparire tutto ciò cosa buona e giusta, ma non lo è. Perché in questa anarchia in troppi ne approfittano.

Già a maggio di quest’anno la procura di Trapani aveva smosso le acque: troppa opacità in queste missioni di salvataggio, troppo caos ed anarchia.

È mai possibile che le navi delle ONG arrivino praticamente sempre per prime a salvare vite umane stipate all’inverosimile su barconi della speranza?

Sarà un caso, ma la cosa statisticamente, non può essere normale.

È mai possibile che non si riesca mai a scoprire chi siano gli scafisti, chi gestisce queste tratte umane, a sequestrare gommoni e imbarcazioni varie, utilizzate per i viaggi della speranza?

Le ONG rispondono che il loro compito è salvare vite umane non occuparsi di indagini; ma se arrivano sempre per prime nei salvataggi, rischiano, volontariamente o meno, di inquinare prove, ostacolare indagini e coprire i trafficanti stessi.

Così, le inchieste effettuate, hanno dimostrato che qualcosa che non quadra c’è, ed è fin troppo evidente.

Intercettazioni hanno evidenziato che molte ONG hanno canali preferenziali in Libia, che li informano di eventuali partenze, al fine di farsi trovare al posto giusto al momento giusto.

Quindi non salvano vite umane, ma più semplicemente trasbordano disperati da un’imbarcazione di fortuna, verso un porto sicuro, italiano, ovviamente.

In pratica, è come se continuassero il lavoro dei trafficanti, e questo è un reato: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Peggio poi, sono le immagini che dimostrano come tra i veri trafficanti e alcune ONG ci sia quasi sintonia, con quest’ultime che prendono in consegna i migranti in mezzo al mare, spesso pure vicino alle stesse coste libiche, lasciando andare via tranquillamente gli scafisti, e riconsegnando loro pure le imbarcazioni di fortuna, da utilizzare per altri viaggi della speranza.

Quello che appare certo è che tutto questo attivismo non è collegato direttamente al traffico umano di disperati, non ci sono scambi di denaro tra le ONG ed i trafficanti, non c’è un illecito guadagno; ma c’è una certa complicità, dettata comunque, da situazioni contingenti.

Allora qual’è il vantaggio nel mantenere questi contatti così fitti?

Semplice: l’immagine! Più vite si salvano, più l’immagine della ONG stessa cresce, e più donazioni e riconoscimenti arrivano.

Anche perché mantenere queste navi in acqua hanno costi molto importanti.

I ragazzi, gli attivisti che operano sulle navi delle ONG sono mossi da veri sentimenti altruistici, il loro interesse è solamente quello di mettere in salvo più disperati possibili, di non perdere vite in mare; ma è evidente che le ONG non vivono di buone intenzioni; le organizzazioni non governative necessitano comunque di finanziamenti, e quale può essere il miglior spot possibile se non dimostrare la propria bravura e capacità nel perseguire lo scopo nobile di salvare vite in mare? Innescando, però, una pericolosa gara tra di esse, alla caccia di imbarcazioni alla deriva.

Possiamo comprendere come le nostre coscienze sporche, occidentali, vivano il destino di questi disperati con profondo senso di colpa, tanto da allungare, non una, bensì due mani e forse anche altro, ma questo traffico di disperati dovrebbe trovare una fine, proprio per il bene dell’Africa stessa.

Chi fugge da guerre civili, carestie e miserie, i profughi, hanno già contatti ufficiali che si occupano delle loro necessità, bisogni e protezione, anche allontanandoli dagli scenari di guerra e ospitatandoli, con lo status di rifugiati, in altri Stati.

Il 90% di chi si mette in mare, non sarà mai né un profugo né un disperato, ma individui che cercano un benessere, una vita migliore. Emigrano dalla loro Patria perché non ritengono sufficiente la propria qualità di vita e vorrebbero di più. È bene evidenziare che Senegal, Mali, Costa D’Avorio, Camerun non sono governati da dittatori, e la qualità di vita non è così prossima alla povertà; sono Stati la cui crescita economica, negli ultimi anni è, certamente, migliore rispetto a quella italiana!

Ecco, vedere dei ragazzi che hanno una istruzione, che hanno già un lavoro, che sono diplomati o, addirittura, laureati, che hanno un proprio talento, lasciare la loro terra per imbarcarsi sulle carrette del mare, arricchendo chi gestisce questi traffici illeciti, dovrebbe farci riflettere; se il loro destino, poi, è finire inghiottiti dalle acque del Mediterraneo, male che vada, o finire in qualche campo agricolo a raccogliere pomodori, sottopagati e sfruttati, dovrebbe farci ancor più riflettere sulla concezione terzomondista, e altruista dell’accoglienza di tutti indistintamente, considerandoli semplicemente risorse utili; utili a cosa? Ad essere sfruttate da noi buonisti, impoverendo ulteriormente la stessa Africa??

Per questo, questi traffici devono essere interrotti il prima possibile, per la salvezza di vite umane innocenti, ingannate dal sogno di benessere da trovare in Europa; per la salvezza di noi che buttiamo via, inutilmente, una montagna di soldi per l’accoglienza, dando loro un servizio privo di dignità e di opportunità, soldi, che magari, si sarebbero potuti spendere in modo migliore, per il loro bene; e per la salvezza dell’Africa stessa, che vede il proprio futuro andar via, impoverendola sempre più.

Per questo è bene, interrompere questo nuovo, tragico, moderno mercato di schiavi, non solo controllando ciò che succede nei sobborghi portuali libici, dove vengono ammassati questi disperati in attesa di essere imbarcati, ma regolamentando le operazioni stesse delle ONG, che dovrebbero essere di supporto alle navi militari non sostituirsi ad esse.

Se riuscissimo a spezzare questa rete della criminalità organizzata che gestisce le tratte, forse riusciremmo a salvare, finalmente il continente africano, che non ha bisogno di primavere arabe costruite a tavolino, né di un finto buonismo, ma solo di un supporto vero, visto che risorse e capacità le ha già di suo, e pure in abbondanza.

Raffaele Zoppo

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