I MISTERI E LE CURIOSITÀ DELLA PIRAMIDE CESTIA, UN SOFFIO D’EGITTO CADUTO A ROMA

“Si trovano a Roma vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo tali, che superano l’una e l’altro, la nostra immaginazione”, scrisse Goethe, nei suoi viaggi alla scoperta dell’Italia.

Ma c’è una Roma che sa sorprendere ancora, una Roma nascosta, una Roma misteriosa, una Roma affascinante che tutti noi ignoriamo, distratti dall’eccesso delle sue bellezze monumentali.

Ad esempio, quante volte passando per Piazzale Ostiense, abbiamo notato distrattamente, la presenza di una bianca piramide?

Una piramide a Roma? Ma non stanno in Egitto? E quella che ci fa, lì?

Una curiosità dovrebbe assalirci, una voglia di capire il perché di quella presenza solitaria, così insolita nel tessuto dell’Urbe, dove svettano il Colosseo, resti di fori e templi romani, di Chiese e Basiliche. Appunto, e pure una piramide. Solo che qui non c’è il caldo deserto dell’Egitto, ma solo il caos della Città Eterna, non ci sono sfingi a protezione dell’eterno sonno, e non ci sono neanche faraoni. Ma c’è comunque una piramide.

Ed è la Piramide Cestia, il monumento funebre del pretore Caio Cestio Epulone, che a quei tempi era un personaggio non solo importante, ma anche abbastanza ricco da potersi permettere una tomba monumentale di tal genere.

Roma si sa, è una città che ama seguire le mode, piuttosto che imporle; così, quando conquistò la Magna Grecia, a Roma giunse un vento di raffinata ellenizzazione che soffiò nei circoli nobiliari, dettando nuove mode, nuovi costumi. Lo stesso accadde quando la Caput Mundi toccò il suolo egizio: una nuova moda colpì improvvisamente il nobile popolo romano, stregati da questa mistica cultura.

Per cui, qualcuno che ne aveva anche le possibilità economiche, pensò bene di costruirsi la propria tomba alla maniera egizia; certo non c’era la sacra valle dei templi, non c’era la ricchezza di profondi significati che si celano dentro la dimora eterna dei faraoni, ma restava comunque quel simbolico contenitore esterno a ricordare la fascinazione che il defunto sepolto lì dentro, aveva avuto verso il mistico mondo egizio.

Così il pretore Caio Cestio Epulone decise che la sua tomba doveva avere la forma di una piramide. A Roma, le piramidi funebri sarebbero dovute essere tre, ma di queste l’unica rimasta in piedi, l’unica visibile e visitabile è quella sita a Piazzale Ostiense.

Le altre due sarebbero state costruite, una nella zona via della Conciliazione, l’altra in piazza del Popolo, ma di esse ci restano solamente le testimonianze storiche scritte, perché distrutte dai mutamenti urbanistici che l’Urbe ha da sempre subito. E questa è anche la suggestiva meraviglia di Roma, ciò che prima arricchiva la vista della Caput Mundi, improvvisamente viene a trovarsi sotto, seppellito da altra magnificenza edificata, creando, così, una sorta di mondo parallelo, nascosto al nostro sguardo, celato nel sottosuolo, di cui ci resta il ricordo e la memoria.

Invece, la Piramide Cestia è ancora lì, silente e muta, che, come una culla, protegge il sonno eterno del suo illustre ospite.

Fu costruita nel I secolo a.C., ai bordi dell’antica via Ostiense, la strada che collegava Roma al piccolo sobborgo di Ostia, là dove il biondo Tevere abbracciava il mare; fu costruita in aperta campagna, fuori dalle mura serviane, secondo i costumi che impedivano le sepolture all’interno della città stessa.

La vicina strada principale permetteva di non cancellare la memoria del defunto, e consentiva di rendergli omaggio costantemente, secondo le tradizioni romane.

La Piramide fu costruita in 330 giorni, proprio per assecondare le volontà testamentarie del pretore Caio Cestio Epulone, che dispose ai suoi eredi, la costruzione del suo monumento funebre entro questo termine temporale, pena la perdita della stessa eredità.

Un obbligo che fu rispettato, come si evince anche dall’iscrizione scolpita sul fianco orientale della piramide.

La Piramide Cestia, rispetto alle piramidi egizie appare più alta e slanciata, e questo è dovuto alla natura della sua costruzione.

Infatti la piramide ha un cuore in calcestruzzo, rivestito internamente da rossi mattoncini, mentre esternamente, dai bianchi marmi. Questo ha permesso una costruzione con tempistiche così veloci e strette, nonostante l’imponente sua volumetria, visto che parliamo comunque di un monumento alto più di 36 metri, e con una base quadrata di circa 30 metri di lato.

Al suo interno si trova la camera sepolcrale, la cui cubatura costituisce poco più dell’1% del volume complessivo della piramide: una stanza con volta a botte, alta poco più di 4 metri, e con i lati minori che raggiungono i 4 metri, mentre i maggiori sfiorano i 6 metri di lunghezza.

La piramide non aveva sfingi a sua protezione, ma quattro colonne, poste ai quattro lati del monumento funebre, sormontate da bronzee statue.

Di esse due furono ritrovate e riposte in piedi, mentre i resti delle altre due sono conservate all’interno dei musei capitolini.

Essa appare come una dimora semplice, affrescata di bianco, in stile pompeiano, con sottili cornici e figure decorative, rappresentanti sacerdotesse ed anfore, alle pareti, mentre quattro immagini di Nike sono presenti sulla volta.

Una camera funebre semplice in cui manca, però, l’ara e l’urna cineraria del nobile Caio Cestio. Perché?

La piramide Cestia riuscì a sopravvivere ai mutamenti urbani di una città in continua espansione, perché fu inglobata nella costruzione delle mura Aureliane, nel IlI secolo, la nuova cinta muraria costruita in difesa della Roma capitale di un Impero; egli aveva una terribile fretta nel costruire la nuova cinta difensiva che utilizzò i molti monumenti già presenti lungo il tracciato, riadattandoli alla nuova funzione difensiva, e ciò salvò la piramide ostiense.

Durante il medioevo, Roma, invece fu meta di pellegrinaggi spirituali, e quella piramide bianca, che svettava confusa tra i resti delle mura aureliane, e la boscaglia che la copriva in parte, divenne un simbolo della Roma Caput Mundi, tant’è che si credeva essere la tomba di Remo, il leggendario figlio allevato dalla lupa che insieme al fratello Romolo, fondarono la magnifica Roma.

Ma, nonostante questa piccola confusione sull’origine del sacro monumento, comunque si trattava pur sempre di una piramide, e qualcuno pensò bene di violarla sperando di trovarci al suo interno chissà quali ricchezze.

I tombaroli entrarono da un lato di essa e scavarono fino al cuore della Piramide, ma all’interno trovarono una sala disadorna. Praticarono degli scavi sulle pareti e sulla volta, convinti di trovare una camera del tesoro, ma nulla. Oggi restano ancora visibili questi scavi improvvisati, simboli di una famelica voglia di ricchezze che questa piramide non poteva comunque contenere. Perché la piramide non ha nessun valore mistico rispetto a quelle originali egizie, qui non ci sono preziosi sarcofagi, mummie imbalsamate e preziosi cimeli; la cultura romana è completamente differente da quella egizia, ed una moda resta comunque una imitazione del vero. Non che il ricco pretore Caio Cestio non avesse voluto portare con sé, nel sonno eterno, un po’ delle sue opulenze, ma ciò fu impedito proprio, da una legge varata poco prima della sua morte che predicava un recupero dei veri valori romani, con meno ostentazione del proprio benessere, soprattutto nelle sepolture, per cui passi il monumento funebre a mo’ di piramide, ma al suo interno nessuna ricchezza da celare, tant’è che, secondo le trascrizioni storiche, gli eredi furono costretti a vendere alcuni suoi beni per costruire, poi, la stessa piramide.

Così la Piramide, violata al suo interno, rimase lì, divenendo memoria di una Roma che non c’era più, fino a giungere al 1663, quando papa Alessandro VII, si interessò alla strana piramide, tanto da sovvenzionare degli scavi per renderla fruibile, aprendo pure un cunicolo che conducesse alla camera sepolcrale, che trovò vuota, ovviamente, e già visionata, precedentemente, dai tombaroli.

Fu la fascinazione per la Roma Caput Mundi decadente, fu quella misteriosa piramide che svettava lì sull’Ostiense, che stimolò in quegli anni, molti visitatori stranieri a giungere a Roma e a visionare la mirabile piramide, lasciando, pure, al suo interno una traccia del loro passaggio, con scritte e disegni, che sono tuttora visibili.

Ultimo, in ordine di tempo, a subire il fascino magico della piramide fu Benito Mussolini.

Egli, in occasione della visita ufficiale in Italia, di Adolf Hitler, decise di restaurare la Piramide Cestia, tirando su, anche i resti delle antiche colonne, e di creare un varco all’interno delle mura aureliane per congiungere più facilmente via Ostiense, la via che il corteo ufficiale avrebbe percorso, con la stessa entrata alla piramide, senza più passare attraverso il cimitero acattolico, lì presente dalla fine dell’800.

Un fascino, quello che emana ancora quella superba e misteriosa piramide, che silente svetta tra le architetture di Roma, che ha attraversato tutta la storia dell’Urbe senza restarne schiacciata, e che ora attende nuovi curiosi, tra la massa distratta che davanti a lei, passa.

Perché questa è Roma, meraviglia e stupore ad ogni angolo che raggiunge il nostro sguardo, e infinita curiosità per i tanti misteri che nasconde dentro di essa.

 

Raffaele Zoppo

 

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