CIAO OLIVIERO BEHA, GIORNALISTA VERO, OSSERVATORE ACUTO DELL’ESISTENZA UMANA, VOCE FUORI DAL CORO, IN UN MONDO TROPPO SPESSO IPOCRITA E CONFORMISTA

“Il futuro nel passato, il passato verso il futuro, lui batuffolo fatto già quasi persona e io persona sempre più imbatuffolita negli acciacchi, che già ha attraversato molta vita, in un mix di velleitarismo e conoscenza”.

Da ieri, il futuro di tutti noi che viviamo in questa giungla esistenziale, ci apparirà più oscuro, perché abbiamo perso una luce, che a lungo, ci ha illuminato la strada, interrogandoci sul nostro esistere, stimolando la nostra curiosità a ricercare continuamente noi stessi, nella nostra essenza più vera, a capirci meglio in questa vita che è una foresta “sempre più confusa e ardua da disboscare”, composta da esseri viventi “sempre più cattivi, che per denaro e potere” mettono a repentaglio la stessa sopravvivenza degli abitanti di questa giungla umana.
Ieri, improvvisamente, Oliviero Beha ci ha lasciato per sempre. Un male, repentinamente, lo ha strappato via all’affetto dei suoi cari, e di tutti noi, nipoti in qualche modo, di questo nonno così vero e sincero.
Uno schiaffo violento, in pieno volto, la sua scomparsa così improvvisa, perché ci renderà tutti noi, orfani di una persona unica, di un giornalista vero, di un’anima nobile, con quel suo inconfondibile stile, sempre così caustico, tagliente ma sincero, con quello sguardo con cui raccontava la realtà che ci circonda, così acuto e critico, ma onesto e franco nella sua durezza; un modo di essere, questo suo, per non spegnere in tutti noi, comunque, l’entusiasmo vitale nel nostro sguardo, la nostra curiosità, la nostra socievolezza, senza però, mai crearci inganni e vane illusioni.
Voce fuori dal coro, sempre, Oliviero Beha ha scelto la libertà di inseguire se stesso, la sua vocazione, senza padrini né padroni, ma con tanti padri nobili a guidare la sua coscienza.
Ha raccontato la società con i suoi mutamenti, ha raccontato i fatti che hanno sconvolto e sconvolgono la nostra esistenza, sempre libero da legacci, perché il fluire della sua scrittura, il fluire del suo pensiero, non poteva mai essere chiuso in una gabbia, fatta di schemi, di opportunismi, di regole artefatte.
Lo ha fatto inseguendo la sua passione più profonda, vivendola fino in fondo, senza rimpianti, senza rinnegarsi, senza scendere mai a compromessi.
Ha iniziato, negli anni ’70, questa sua professione, a Paese Sera e Tutto Sport, occupandosi di sport, che ha sempre amato profondamente, lui, che praticava pure l’atletica leggera.
Poi, le collaborazioni con Repubblica, La Rinascita, il Messaggero, Il Mattino, L’Indipendente, l’Unità ed Il Fatto Quotidiano. Il suo sguardo che scrutava la società, la analizzava, la sviscerava, e ce la raccontava, poi, attraverso inchieste importanti, che tanto facevano rumore e scalpore.
Nel 1987, fu Andrea Barbato a portarlo in Rai, con Va’ Pensiero, un contenitore culturale, in onda la domenica su Rai 3, e fu subito successo.
Poi Fluff, un altro programma di successo, la sua firma inconfondibile su tante inchieste e speciali televisivi, curati sempre per la Rai, poi Radio Zorro, programma radiofonico in onda su Radiouno, che divenne un caso dell’anno, ottenendo uno strepitoso successo, e accreditando Oliviero Beha, uno tra i giornalisti più autorevoli del panorama italiano della comunicazione.
Radio Zorro diventa, poi, Video Zorro, in una sua versione televisiva, sempre sulla Rai, ed è di nuovo successo di pubblico.
Divergenze con il CDA, portano alla chiusura dei suoi programmi televisivi; poi di nuovo in TV, ‘tollerato’ a tarda notte, con un programma dedicato ai problemi di giustizia, poi di nuovo in Radio, poi improvvisamente, la sospensione dei suoi programmi e la fine di ogni rapporto collaborativo con Mamma Rai.
Ma Oliviero Beha, è un giornalista fuori dagli schemi, un giornalista che non può essere stretto in quei complessi rapporti di equilibri politici, è un giornalista che ama la libertà della discussione, della critica costruttiva, senza peli sulla lingua, partendo dall’analisi della società in cui viviamo, dalla sua osservazione, attenta, acuta, anche feroce.
Beha è stato anche prezioso saggista, scrittore di testi che illuminano le nostre coscienze, rivelandoci la realtà che ci circonda, spogliata di ogni conformismo. Libri come Crescete e prostituitevi, Trilogia della censura, Come resistere nella palude di italiopoli, Il culo e lo Stivale, e l’ultimo pamphlet, pubblicato nel 2016, Mio nipote nella giungla, dedicato al suo amatissimo nipote Michele, e a tutti quei nipoti, che devono imparare a convivere in questo mondo così difficile, senza avere più sostegni e punti di riferimento.
I suoi libri inchiesta sono stati una lente d’ingrandimento sulla nostra società, in questa giungla disumanizzata, “una foresta sempre più disumana di piante carnivore e individui animalizzati nel senso peggiore, di organismi geneticamente modificati dall’insensatezza”.
Oliviero Beha è stato il controcanto di libertà, per chi non voleva accettare lo status quo, questa brutalità di una società che peggiorando, spaventa sempre più. Lo ha fatto mettendoci la faccia, mettendoci tutto se stesso, donandosi completamente alla sua professione di osservatore, prima che narratore, accettando le sfide che la vita gli poneva d’innanzi, fuggendo, sempre, l’ipocrisia dei compromessi, e mai mettendo a tacere quella propria sensibilità, per cercare un caldo e confortevole posto al sole.
Oliviero Beha è stato un po’ Zorro, sempre pronto a schierarsi in difesa dei cittadini contro i soprusi dei potenti, anche se diceva, con una certa punta d’amarezza, che “personalmente ho gettato la mascherina da un pezzo, e infatti non lavoro”.
Oggi, tutti noi nipoti, orfani di questa voce vera, non possiamo smarrirci, non dobbiamo perdere il valore del suo insegnamento, non possiamo farci fagocitare dalla nostra giungla quotidiana, spegnendo così, la debole fiammella che rischiara il nostro futuro.
Oliviero Beha, la sua voce, il suo insegnamento, continuerà ad indicarci la via, anche se la vita famelica, il fato beffardo, ce lo ha strappato via così velocemente, così improvvisamente, da non essercene quasi resi conto e preparati al suo addio.
Questo, il suo prezioso insegnamento che ci ha lasciato in eredità, a tutti noi, suoi nipoti: che la nostra “tendina si apra più spesso all’interno, ridando vita alla curiosità, e curiosità alla vita…e il tatuaggio non faccia parte all’esterno soltanto di questa giungla in discesa da cui è necessario uscire: anche a costo di sperimentare un’altra giungla”.
Questo lo dobbiamo soprattutto a lui, e a quel suo straordinario impegno quotidiano, con cui ha speso la sua vita.
Per questo il suo abbandono terreno non indica la fine, ma un nuovo inizio. Allora, ciao Oliviero Beha, e da lassù continua a raccontare la realtà a tutti noi, nipoti orfani di una voce vera, in un mondo che oggi ci farà sicuramente, più paura.

Raffaele Zoppo

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