CON EMMANUEL MACRON PRESIDENTE, LA FRANCIA È “EN MARCHE”, SÌ, MA PER ANDARE DOVE?

Il ballottaggio di domenica scorsa ha decretato l’elezione del nuovo Presidente della Francia, il 25esimo, succedendo ad Hollande, il Presidente più impopolare della storia repubblicana.

Ha vinto il ballottaggio contro Marine Le Pen, che con il suo Front National, sembrava lo spauracchio di tutta l’Europa.

Con il 66% dei voti, contro il 34% della sua sfidante, Macron siederà all’Eliseo, per i prossimi anni, ma la sua vittoria non ha cancellato tutti i dubbi e le paure.

Partiamo da un dato incontrovertibile: Emmanuel Macron, giovane, con i suoi 39 anni, ma già navigato politicamente, è riuscito a spuntarla in una elezione che è sembrata una sorta di gioco al massacro.

I socialisti non vedevano l’ora di scaricare Hollande ed i suoi tanti fallimenti politici, che già si sono ritrovati in una sorta di guerra fraticida per decretare il suo successore. Spunta, da questa diatriba interna, Hamon, ma il partito ne è uscito indebolito e a pezzi.

Intanto, Macron, ex delfino di Hollande, ex suo consigliere personale, ex ministro economico nel governo socialista di Valls, è uscito in punta di piedi dal partito, costituendo il suo movimento alternativo, En Marche, evitando così di farsi stritolare dalla furibonda dialettica e scambi di accuse, che si lanciavano i candidati socialisti, nelle loro primarie.

Lo scenario a destra non è stato, certamente, meno divertente, con una redde rationem tra le varie anime del partito, che ai più è sembrata solamente una guerra all’ultimo colpo. La spunta Fillon, e seppure acciaccato dai dibattiti tutti interni al suo partito, sembrava avere le carte giuste per vincere. Invece, le carte le ha tirate fuori la magistratura francese, per una storiaccia di presunti soldi pubblici dati ai propri famigliari, attraverso fittizie collaborazioni professionali.

Così l’acciaccato Fillon si è trovato nell’occhio del ciclone di un processo mediatico che ha spazzato via quelle sue residue possibilità di vittoria.

Se i grandi partiti piangono miseria e vanno alla conta sputandosi in faccia tutto il loro livore, all’ombra cresce il Font National di Marine Le Pen ed il movimento di Macron.

Guarda caso, i due che si sono sfidati, poi al ballottaggio.

Se in molti temevano l’eventuale vittoria della Le Pen, come colpo di coda finale di un populismo che, in America, contro tutti i pronostici aveva già portato Trump alla Casa Bianca, il risultato del ballottaggio li ha certamente rassicurati, ma non tranquillizati.

La Francia contro il demone populista e nazionalista del Front National, si è schierata quasi compatta per il giovane Macron, dimenticandosi la sua appartenenza al governo Valls, la sua vicinanza politica ad Hollande, la sua difesa a quelle tante riforme promosse dai socialisti che avevano portato in piazza milioni di francesi, e, soprattutto, di essere un ex banchiere, un uomo dell’establishment, giovane, quanto si vuole, ripulito quanto basta, ma pur sempre legato ai famosi poteri forti.

Alta è stata, comunque, l’astensione, e certamente, tantissime le schede bianche o nulle, scelta politica, anche questa, per contribuire alla vittoria di Macron, semplicemente non facendo vincere la Le Pen.

Ora Macron si troverà a dover affrontare la grave crisi della Francia, e i tanti problemi lasciati irrisolti dal governo socialista: dalla disoccupazione sempre più crescente, ai disagi sociali di una società che ha visto il fallimento di un certo tipo di multiculturalismo, quello che in superficie brilla e luccica di buono, ma scorticando un po’ la patina coprente, emana un puzzo di problemi mai risolti veramente alla radice, e che hanno già riproposto il ribollire violento delle banlieue. Inoltre c’è il terrorismo di matrice islamica da affrontare seriamente, visti gli atroci attentati già avvenuti sul suolo francese, e qui non basta più urlare di chiudere le frontiere, contro il nemico, perché il nemico, la Francia lo ha allevato in casa, e sono i figli di seconde o terze generazioni di immigrati, che trovano nelle farneticanti ideologie dell’Isis, la giusta valvola di sfogo ai loro disagi esistenziali.

Inoltre c’è il fenomeno migratorio da gestire con maggiore piglio, perché la cosiddetta Jungle di Calais non è un orrore che appartiene al passato, ma una realtà che ancora oggi sanguina e dovrebbe farci tutti vergognare seriamente.

E, infine, sullo sfondo c’è l’Europa, l’euro, la stagnazione economica, la crisi da affrontare con una visione completamente diversa, ben consci che per gli equilibri europei, per la strada da intraprendere, molto dipende dalle scelte politiche e dai pesi della Francia e Germania.

Sull’altro versante, invece, poco si può imputare a Marine Le Pen, in pratica ha compiuto il suo piccolo miracolo. Dipinta come la strega cattiva, come il demone che avrebbe distrutto la Francia e l’Europa stessa, come la populista battagliera e nazionalista, senza un’idea costruttiva, ma solo distruttiva, e riuscita a raggiungere il ballottaggio e a raddoppiare i propri consensi. Solo suo padre, Jean-Marie Le Pen, riuscì a portare il suo Front National al ballottaggio, contro Chirac, ma ne uscì a pezzi. Almeno sua figlia è stata sconfitta con l’onore delle armi.

Ora, per la destra francese è il momento di crescere seriamente: il Front National non può più essere il partito di famiglia, da tramandare di padre in figlia, non può chiudersi a riccio nel suo nazionalismo. Deve aprirsi, seriamente, diventare un partito anche di governo, con proposte credibili, rassicurando l’eventuale elettorato francese. Marine Le Pen sembra aver intuito questa strada, vedremo se sarà capace di batterla seriamente, oppure si limiterà ad un maquillage superficiale.

Invece, Macron dovrà far crescere il suo piccolo movimento, quel “En Marche!”, che si pone al centro dell’agone politico, né a destra né a sinistra, ma strizzando molto l’occhio alla gauche francese.

Dalle amministrative prossime nascerà il nuovo governo francese, ed il risultato sarà fondamentale per Macron; infatti, se otterrà un buon successo, allora sarà più semplice per lui portare avanti il suo progetto politico, se, invece, saranno i due partiti storici a contendersi il ruolo di governo, allora avverrà la sventurata, per la Francia, coabitazione, che limiterà di parecchio, l’operato del Presidente. Avvenne ciò gia con Chirac Presidente e Lionel Jospin Primo Ministro e fu uno stillicidio, una lenta partita a scacchi tra i due. E per il bene della Francia, e di tutta l’Europa, evitare questo scenario, sarebbe oggi, il minimo sindacale, politicamente parlando.

Quindi, Monsieur Emmanuel Macron, En Marche, che la strada è ancora lunga!

 

Raffaele Zoppo

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