Attendendo la visita a Palazzo (Koch)

Palazzo Koch, a Roma, ospita una prestigiosa Istituzione, vanto ed esempio di alta professionalità e competenza: la Banca d’Italia.

L’edificio, costruito tra il 1886 e il 1892 quale sede dell’allora Banca Nazionale nel centrale rione Monti, all’epoca sito di orti e scarsamente abitato, prende nome dal suo architetto: Gaetano Koch, il cui progetto fu preferito, dopo molte polemiche, a quello di Pio Piacentini. In stile neorinascimentale o Umbertino, rispecchia l’opera urbanistica diffusa alla designazione di Roma quale Capitale del Regno.

L’area in cui sorge è molto vasta, circa diecimila metri quadri, e si articola su cinque piani, di cui due interrati, tra via Nazionale, via del Mazzarino, Via Panisperna e via dei Serpenti.

Durante gli scavi delle fondamenta furono rinvenuti reperti archeologici sotterranei di case patrizie ed un sacello dedicato al dio Silvano di età domizianea.

La facciata principale, a tre ordini, interamente in travertino, è costruita con un ampio avancorpo centrale su cui erano, in origine, posti due grandi gruppi scultorei che raffiguravano Finanza, Economia e Legislazione da una parte e Agricoltura, Commercio ed Industria dall’altra, successivamente rimossi. Su via Nazionale si aprono due ingressi a tre fornici, di cui uno funge da ingresso principale, contornato da palme su cui, recentemente, hanno preso alloggio loquaci pappagallini esotici. Sopra i due portali sono posti gli stemmi del Comune di Roma, Firenze, Torino, e dei Savoia. D’angolo tra via Nazionale e via del Mazzarino si affaccia lo studio del Governatore.

All’interno lo Scalone d’Onore, considerato tra i più imponenti dei palazzi moderni, porta al primo piano arredato con statue, dipinti, arazzi e reperti archeologici, taluni venuti alla luce durante le operazioni di scavo, tra cui la nota statua di Antinoo, visibile nel cortile minore del palazzo. Al piano nobile sono disposte le stanze della governance (il c.d acquario) e le sale di rappresentanza, caratterizzate da lampadari di Murano, pregiati marmi policromi e tappezzerie in seta, provenienti dal Real setificio di S.Leucio. Una collezione variegata e preziosa, costituitasi nel tempo, a partire dalla raccolta d’arte di Riccardo Gualino, raffinato imprenditore piemontese, fallito con la grande crisi del 1929, e che attraverso acquisti ed acquisizioni successive, copre un vasto arco temporale e varia provenienza, estendendosi dall’arte dell’antico oriente alla produzione artistica contemporanea, dalla scultura di epoca romana alle manifatture fiamminghe.

Il palazzo, solitamente chiuso al pubblico, e, quindi, visibile solo dall’esterno, fu aperto per la prima volta nella sua storia secolare nel 2009. Da allora diverse occasioni ne hanno permesso la visita, dalle giornate FAI di primavera, all’Invito a Palazzo dell’Abi, alla prossima Open House Roma.

Oltre al valore culturale delle iniziative, ragionare sullo stretto rapporto esistente tra finanza e beni culturali, il mecenatismo ai nostri tempi, la conservazione e manutenzione di detti beni, facenti parte del patrimonio artistico nazionale, la possibilità di fruirne e di goderne da parte della collettività, permette di guardare al futuro culturale del Paese con orgoglio di appartenenza e valorizzazione delle proprie radici.

L’attività di inclusione e partecipazione civile si esplica anche nella possibilità di effettuare un tour virtuale della collezione d’arte della Banca d’Italia per mezzo del sito web ufficiale: è possibile seguire percorsi tematici per opere e per artisti o personalizzare la ricerca comodamente dal proprio device. Buona navigazione! https://collezionedarte.bancaditalia.it/portal/it/web/guest/home

 

Federico Mattia Ricci

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