EUTANASIA. LIBERTÀ DI DECIDERE DI MORIRE PER NON VIVERE PIÙ UNA NON VITA. CHE IL CASO DI DJ FABO SIA PER TUTTI NOI UN ESEMPIO, L’ULTIMO, ILLUMINANTE

“Il coraggio è il prezzo che la vita esige per l’assegnazione della pace“, affermò la straordinaria aviatrice americana Amelia Earhart.

Appunto il coraggio, quella forza che un uomo deve continuamente trovare in se stesso per raggiungere la sua sperata serenità, il suo angolo di pace ove ristorarsi. E la si può raggiungere o vivendo oppure decidendo anche di uccidersi.

Il caso di dj Fabo, ci pone un’altra volta, di fronte al difficile dilemma umano: è giusto o sbagliato decidere di abbracciare la dolce morte per non vivere più le sofferenze ed il dolore di una malattia devastante?

Appunto giusto o sbagliato, come se la vita fosse un codice univoco, valido per tutti indistintamente, e non, invece, un dono prezioso da colorare secondo le proprie sensibilità.

La vita è sacra, unica, un’esperienza irripetibile, ma ognuno dovrebbe avere la piena libertà di scegliere come viverla.

Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male“, scrisse Seneca. Ecco appunto, questo dovrebbe essere il nodo cruciale del nostro interrogarci: vivere bene o vivere male; e quanto, questo vivere male, possa essere tanto intollerabile e faticoso da scegliere il suicidio assistito.

Una malattia, come quella di dj Fabo, che ti costringe a vivere in un letto, a vivere quasi come un vegetale, pur mantenendo libera la mente di compiere ragionamenti, di esprimere voglie e desideri, di benedire il cielo, o maledirlo, per le condizioni della propria esistenza e per le sofferenze che procuriamo ai nostri cari, una mente così libera di pensare, ma comunque, incapaci noi, poi di dare azione a questo pensiero, è una di quelle condizioni umane così estreme, che ognuno in piena coscienza, dovrebbe decidere di viverle inseguendo le proprie sensibilità, e non leggi codificate uniche per tutti.

Non dovremmo permetterci nessun giudizio personale su questa, e su tante altre vicende simili, che la cronaca ci pone all’attenzione; non possiamo valutare un fatto così strettamente ed intimamente personale con i propri parametri personali. Né possiamo giudicarlo, come qualcuno si è permesso di fare, come un vigliacco, solo perché sta fuggendo via dalla sua condizione di vita; qui non si tratta né di vigliaccheria, né di eroismi, ma, più semplicemente, di sensibilità e convincimenti personali. Se perFabiano Antoniani, dj Fabo, vivere quasi tre anni nella condizione di cieco e tetraplegico, dopo un gravissimo incidente stradale, immobilizzato nel suo letto, è una condizione umiliante, eccessivamente difficile, una condizione, per lui, di non vita, per cui, è preferibile scegliere il suicidio assistito, nessuno può arrogarsi il diritto di giudicarlo, e, peggio ancora, di condannarlo.

È aberrante leggere la frase di Adinolfi, “almeno Hitler gli invalidi li eliminava gratis”, che manifesta tutta la pochezza di un ragionamento e tutto il vuoto della propria sensibilità. È sconfortante, invece, vedere l’immobilismo ottuso della politica, che starnazza frasi ad effetto quando il caso eclatante gli concede un barlume di visibilità riflessa, per poi continuare nel silenzioso, assordante mutismo del non decidere e del non legiferare. E bene, forse, ha fatto Enrico Mentana, con un certo coraggio, a non dare voce a queste loro frasi fatte, a questi loro pensieri precostituiti, belli ed impacchettati, pronti all’uso, quando la cronaca ci presenta un nuovo caso, come quello di dj Fabo.

Viviamo in uno Stato laico, e, sui temi etici, il Parlamento dovrebbe assumersi l’onere di legiferare, cercando una via quantomeno rispettosa delle sensibilità di tutti.

Legiferare sul fine-vita, sul testamento biologico, mettere regole e paletti chiari, dando pieno diritto a chiunque di decidere della propria vita, dovrebbe essere una priorità, e non un tema da tirare fuori all’occorrenza per poi riporlo nuovamente nel cassetto.

Perché chiunque si trovi nelle condizioni di dj Fabo, o di quelle che furono diPiergiorgio Welby, affetto dalla distrofia muscolare, di Giovanni Nuvoli o di Max Fanelli, affetti da Sclerosi laterale amiotrofica, possa decidere se continuare a vivere in quelle loro condizioni, o di porre fine alle loro sofferenze, giudicando la loro una non vita e quelle cure mediche solo una tortura da vivere.

E di consentire anche ai familiari di poter dare voce ai desideri espressi dal proprio caro quando era ancora sano e lucido, come fu nel caso emblematico di Eluana Englaro, rimasta nel stato vegetativo per 17 anni dopo un incidente stradale, attaccata ad un macchinario che le consentiva di restare in vita, ma senza alcuna speranza di risvegliarsi dal quel profondo sonno.

Sia permesso a chiunque, in piena libertà, di decidere se continuare a vivere nonostante la loro indicibile sofferenza oppure lasciarsi andare verso una dolce morte.

Una legge chiara, pulita, laica, senza essere ispirata da nessuno Spirito Santo, perché non si debba più forzare la legge per staccare un respiratore, oppure si debba spendere migliaia di euro per fuggire nella vicina Svizzera per abbracciare l’agognata morte, simbolo della fine del proprio calvario.

Le mie giornate sono intrise di sofferenza e disperazione non trovando più il senso della mia vita ora“, non sono le parole di un momento di sconforto, ma la lucida ultima dichiarazione di Fabiano Antoniani, e nessun ipocrita ragionamento, nessuna superiore coscienza morale, può decidere, così in modo supponente, che una persona debba sentirsi costretta a vivere una vita priva di alcun senso, tra indicibili sofferenze, a causa di una malattia orribile e devastante, oppure costringerla, se può, a fuggire via dal proprio Paese, per ritrovare la propria libertà, quella di decidere di scegliere la morte come l’amara medicina per liberarsi dalla propria tortura di vivere. “Per vivere liberi fino alla fine“; almeno, come società, questo diritto, a tutti quelli che si trovano in condizioni simili a quelle di dj Fabo, glielo dobbiamo.

 

Raffaele Zoppo

 

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