PADRINI E PADRONI: GRATTERI E NICASO RACCONTANO L’ASCESA DELLA ‘NDRANGHETA A CLASSE DIRIGENTE, TRA POTERE E CORRUZIONE

“La ’ndrangheta è servita a molti. È nata come patologia del potere. È servita alle classi dirigenti che con la violenza hanno mantenuto il potere, generazione dopo generazione. Ed è servita a imprenditori del Nord e del Sud che avevano bisogno di manodopera a basso costo e di materiali scadenti per minimizzare i costi e massimizzare i ricavi. La ’ndrangheta più che cultura è economia. Un metodo delinquenziale che presuppone relazioni e che governa mercati leciti e illeciti. Da decenni ’ndrangheta e corruzione sono imprescindibili l’una dall’altra. Due facce della stessa ipocrisia”.

Padrini e Padroni è l’interessante libro inchiesta di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, edito da Mondadori, sull’ascesa della ‘ndrangheta, da banda armata di stampo criminale legata al territorio calabrese a vera e propria classe dirigente, “sempre più potente, più ramificata, più legata al sistema delle lobby, un convitato di pietra della nostra democrazia, presenza incombente ma invisibile, muta, e perciò inquietante e imprevedibile”.

Una inchiesta che ripercorre più di cent’anni di storia criminale, scritta a quattro mani da due massimi esperti: Nicola Gratteri, il procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, uno tra i magistrati più esposti nella lotta alla ‘ndrangheta, e Antonio Nicaso, docente universitario e tra i massimi esperti di ‘ndrangheta al mondo. Sono loro a squarciare, finalmente il velo di omertà che nasconde e protegge il sistema criminale nato in Calabria, a rimettere in ordine fatti, eventi, nomi, a ricostruire la sua genesi, in una Italia post borbonica di fine ‘800, e la sua evoluzione, grazie soprattutto ai troppi sistemi conniventi che hanno permesso di attecchire, di proliferare e di crescere ben oltre il territorio calabrese.

Una inchiesta che diventa un pugno allo stomaco per chi ancora crede alla giustizia e siede dalla parte degli onesti, un testo che apre finalmente le porte su un mondo oscuro, su cui poco si è indagato, affinché ognuno di noi possa vedere il mostro in faccia e con esso farci finalmente i conti.

Un sistema democratico ha bisogno di anticorpi, e questo testo può certamente favorire lo sviluppo di questi, può illuminare il cammino di presa di coscienza e di ribellione, prima che tutto sia troppo tardi.

Sulla mafia siciliana, sulla camorra campana, si è scritto tutto e di più, ci sono state indagini forti, coraggiose, ci sono state condanne eccellenti, ci sono martiri ed eroi da encomiare, sulla ‘ndrangheta, invece, poco si è scritto, poco si è indagato, molto poco si è sceso in profondità per capire e comprendere, e poi, combattere.

Il testo “Padrini e Padroni”, compie questo sforzo, coraggiosamente, in modo attento ed analitico, ripercorrendo questi cento e più anni di vita, senza omettere nulla.

È la ‘ndrangheta che sfrutta il vuoto di potere nel passaggio all’Italia unitaria, per controllare il territorio, per gestire i rapporti di forza, incutendo timore, paura, rispetto.

Un controllo del territorio che le è stato concesso in modo quasi naturale, sopportando violenze e soprusi, forse con il convincimento che tale sistema rimanesse legato al territorio calabrese, e, quindi, facilmente controllabile.

Poi, il controllo della politica locale e non solo, lo scambio di voti in cambio di interessi e vantaggi, il posizionare uomini controllabili nei posti chiave, i rapporti con la massoneria, hanno fatto crescere questo sistema criminale.

La ‘ndrangheta, a differenza della mafia, non crea cosche in lotta tra loro per il controllo del territorio, la ‘ndrangheta si poggia su tre gambe, che sono i tre territori calabresi, quello crotonese, quello cosentino e quello reggino, che come in una società di mutuo soccorso, si supportano, si sostengono, e soprattutto collaborano per strategie comuni.

Corruzione, violenza, intimidazione, sono gli ingredienti base della criminalità, l’emigrazione dei primi del ‘900, soprattutto dopo il terremoto di Messina e Reggio Calabria, ha esportato tale sistema in tutto il mondo, perché i legami di sangue e le affiliazioni non si cancellano con le distanze.

E i soldi, tanti, troppi, che a pioggia inondarono il Mezzogiorno italiano, che dovevano servire per lo sviluppo del territorio ma vennero facilmente distratti e messi nelle tasche della ‘ndrangheta, grazie soprattutto ai politici ed amministratori affiliati o conniventi con questo sistema criminale.

Il salto di qualità, se così può essere definito, è il passaggio di queste famiglie da boss di territori, ad imprenditori, impastati negli appalti truccati, inseriti negli affari pubblici, collusi con la politica, sono divenuti colletti bianchi, con imprese utili a ripulire i proventi del traffico illecito di stupefacenti, soprattutto.

“Un potere legittimato dalla corruzione, in un Paese che non ha mai dato priorità alla lotta alla criminalità mafiosa e nel quale Stato e mafie ‘non sono mai stati in rivalità strutturale o in contrapposizione strategica, ma solo contingente”.

Una lotta vera a questo sistema criminale che esce fuori dai confini calabresi, c’è solo dopo la faida di San Luca e la strage di Duisburg, in Germania: un regolamento di conti tra famiglie criminali che è tracimato, scoperchiando, a livello internazionale, l’oscuro sistema criminale della ‘ndrangheta, che come un polipo ha i suoi tentacoli attaccati ovunque, in Italia e nel mondo, ovunque ci sono affari, soldi, interessi.

“Fino a quando si continuerà a fingere di non vedere?” è la domanda che si pongono gli autori, ” e cosa deve succedere che non sia già successo per scuotere i Palazzi e mettere fine a questa lunga e pericolosa convivenza, che nel caso della ’ndrangheta risale al periodo compreso tra la fine del regime borbonico e l’inizio dello Stato liberale? I padrini sono anche padroni e molti, troppi continuano a girarsi dall’altra parte, avviluppati dall’indifferenza, la cui forza, come ricordava Cesare Pavese, ‘ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni di anni”.

 

 

Raffaele Zoppo

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