MARIELLA MILANI, STORICA DEL PRESENTE TRA CRONACA E MODA

Albert Camus affermava che “il giornalista è lo storico del presente”; un ruolo delicato, questo, in cui riveste una grande importanza non solo la capacità di saper leggere, osservare e raccontare la realtà che ci circonda, con le sue evoluzioni ed i suoi cambiamenti, ma anche quel mantenere una certa equidistanza dai fatti narrati, per essere i più obiettivi possibili, per non correre il rischio così, di influenzare l’opinione pubblica.

Un sottile equilibrio, questo, che molte volte viene, però, oltrepassato, conducendo l’informazione dritta verso la disinformazione o, peggio, verso la pura propaganda.Z

“Il giornalismo è un’attittudine – confessa Mariella Milani, uno dei volti storici di mamma Rai – era il sogno che avevo sin da bambina. Adoravo l’italiano, come materia scolastica, ero molto curiosa ed avevo già una grande voglia di raccontare le cose, per cui mi fu naturale scegliere il giornalismo come professione”.

“Ma essere giornalisti -prosegue – non è un mestiere come un altro; ci vuole un gran senso di responsabilità, sacrificio ed una passione viscerale, che ti spinge da una parte all’altra del mondo sempre alla ricerca di notizie, sempre pronta a curiosare la realtà che ci circonda e a raccontarla. Ricordo, ad esempio, quando, agli inizi, durante la cosiddetta gavetta, trascorrevo le notti ad intervistare le persone comuni, e la mattina, dalle 6 alle 8, le mandavo poi, in onda, durante una trasmissione che parlava dei mestieri della notte; era molto faticoso, ma mi ha permesso, poi, di fare il grande salto, entrando in Rai”.

“Fu Andrea Barbato a convocarmi – ricorda la Milani – perché era curioso di conoscere il volto della donna che ascoltava in radio. Vado a via Teulada ed entro in Rai, prima nella redazione cultura, poi la cronaca. Qui ho imparato quanto conta la forza dell’immagine oltre la voce”.

“Ricordo le inchieste scottanti – prosegue – gli accadimenti che raccontai dal vivo, come la stragedi Piazza Fontana o quello del piccolo Alfredino Rampi caduto nel pozzo di Vermicino; ma anche inchieste forti, come la disoccupazione, il caporalato, i disagi giovanili, la droga. Fu una grande palestra formativa, questa, che mi portò, poi, alla conduzione del Tg2, l’edizione notturna e quella delle 13, dove conta parecchio anche la capacità d’improvvisare, perché sei in diretta e non puoi mai sapere cosa può accadere da un momento all’altro”.

Mariella Milani ha vissuto più di trent’anni di vita professionale in Rai, ne è divenuta un volto storico,un volto familiare, prima dietro una scrivania, mentre ci raccontava i fatti del giorno, poi, per quasi vent’anni, si è dedicata alla moda e al costume, descrivendo, con quella stessa professionalità e grande capacità critica, come cambia il mondo in cui viviamo.

Ma oggi siamo nell’epoca di Internet, le notizie corrono veloci, l’informazione è quasi immediata ed anche il ruolo del giornalista è, inevitabilmente, cambiato.

“Questo purtroppo è vero – conferma Mariella Milani – oggi c’è maggiore confusione, c’è il rischio di perdere autorevolezza; quando ieri si diceva ‘l’hanno detto alla Rai’ era segno di serietà e credibilità; oggi tutto ciò si sta smarrendo”.

“Ma – prosegue – non possiamo criminalizzare Internet ed il mondo del web, esso ci offre l’immediatezza del fatto di cronaca, la capacità di raggiungere una vasta utenza, e tutto ciò è positivo. Il negativo risiede nel fatto che chiunque, senza alcun filtro, può scrivere qualsiasi cosa, ma in pochi lo sanno fare veramente e con professionalità”.

“Ci sono pochi blog seri che possono essere letti – afferma Mariella Milani – anche se la mia giornata non può iniziare che con una rassegna stampa, leggendo almeno tre quotidiani: Il Messaggero, il Corriere della Sera e La Repubblica; poi posso vedere anche SKYTG24, ma senza un’informazione adeguata e seria, non riesco a dare inizio alla mia giornata”.

Un cambiamento che la stessa Milani evidenzia anche nel ruolo del giornalista; infatti, “lo stesso giornalismo d’inchiesta, il cronista d’assalto ha mutato la sua figura: rispetto a ieri, oggi si va più alla ricerca del sensazionale, c’è maggiore voglia più di apparire che di informare”.

“Ricordo – prosegue – quando raccontavo la ‘ndrangheta calabrese, che vivevo nella paura e dovevo cambiare albergo frequentemente, per non essere mai un bersaglio facile e raggiungibile. Oggi invece, forse, si cerca più l’apparire, il mostrarsi davanti alla telecamera, il farsi riconoscere facilmente, segno questo, dei tempi che cambiano”.

Un mondo che cambia, una società che muta, e che lei ha raccontato e racconta, con quel suo taglio pungente, acuto e tagliente, ma anche ironico, nel suo spazio dedicato alla moda e al costume, ieri in TV, oggi attraverso i canali social; perché questo settore, quello del lusso e del Made in Italy, è fortemente strategico per l’economia italiana e Mariella Milani lo racconta guardando non solo l’aspetto più fashion o quello economico, ma anche scandagliando quello sociologico e di costume.

“Fu Clemente Mimun – ricorda – che mi propose questa rubrica. Io allora conducevo due programmi: ‘Diogene giovani’ e ‘Diogene anni d’argento’, in cui raccontavo la realtà quotidiana vista dalla parte dei più deboli, con inchieste sul mondo giovanile e quelle sul mondo degli anziani, spesso affrontando i casi di ospizi lager”.

Oggi – prosegue – continuo ad osservare la società ed i suoi cambiamenti attraverso la lente della moda e del costume, un altro modo, questo, di fare comunque, cronaca e inchiesta”.

E la vita di Mariella Milani, oggi, non è più legata al piccolo schermo e a mamma Rai, ma lei continua ad essere una straordinaria e preziosa critica di moda e costume, presente sui social, con un canale web, seguitissimo, ed è impegnata anche come insegnante presso lo IED di Roma, perché, grazie alla sua poliedrica esperienza e alle sue innate capacità professionali, può essere un valido sostegno per formare giovani leve, con passione e dedizione, affinché diventino i giornalisti del futuro.

E soltanto una meravigliosa “storica del presente” come Mariella Milani può contribuire a formare gli storici del nostro futuro.

Raffaele Zoppo

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