La Cineteca nazionale celebra Eduardo

La Cineteca Nazionale partecipa il 31 ottobre a Napoli all’evento conclusivo del progetto “I Giorni e le Notti: l’Arte di Eduardo”,  iniziato nel febbraio scorso per celebrare il trentennale della scomparsa del grande Maestro Eduardo De Filippo, con un rarissimo documento ritenuto perduto e fortunosamente ritrovato e restituito al pubblico dalla CN: si tratta di Tutto per mio fratello un film del 1911 con Vincenzo Scarpetta. Fanno parte del programma dell’evento anche le altre due pellicole ritrovate e restaurate recentemente dalla Cineteca Nazionale e mai proiettate a Napoli: Sogno e Realtà del 1948 e Monologo del 1949 di e con Eduardo De Filippo.

 

 

L’evento: I Giorni e le Notti: l’Arte di Eduardo 

 

coordinamento di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti

Napoli 31 ottobre – Università Suor Orsola Benincasa – a cura di Marino Niola

 

Il progetto coinvolge diversi Atenei e istituzioni culturali:

Università della Calabria (coordinamento progetto), Centro Sperimentale di Cinematografia/Cineteca Nazionale, Fondazione Eduardo De Filippo, Università degli Studi di Salerno, Fondazione Salerno Contemporanea, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Università degli Studi di Messina/Centro Interdipartimentale di Studi sulle Arti Performative

 

I Giorni e le Notti: L’Arte di Eduardo un progetto di incontri, visioni, studi, ricerche e approfondimenti a partire dall’universo artistico e umano di Eduardo, primo vero omaggio organico nel trentennale della sua scomparsa.

Dopo le tappe di Cosenza (febbraio), Roma (marzo-aprile), Salerno (marzo-maggio – 15 e 30 ottobre) e Taormina (15 settembre) l’omaggio a Eduardo De Filippo si conclude all’Università Suor Orsola Benincasa con un quinto e ultimo atto dedicato all’Antropologia di Eduardo.

Un’intera giornata di studio e visioni di materiali video rarissimi o inediti, curata da Marino Niola, sul rapporto tra il mondo poetico di Eduardo e alcuni temi storico-antropologici – come il sogno, il colloquio con i fantasmi, il simbolismo del cibo, la famiglia, la comunità, la devozione e la tradizione – che caratterizzano profondamente l’universo partenopeo e più in generale il Mezzogiorno. La giornata si articola in due sessioni: una mattutina, presieduta dalla professoressa Emma Giammattei, e una pomeridiana, presieduta dal professor Marino Niola. Previsti tra gli altri gli interventi di: Augusto Sainati, LelloMazzacane, Natascia Festa, Roberto De Gaetano, Bruno Roberti, Ferruccio Marotti, Gennaro Carillo, Stefano De Matteis, Arturo Lando. (programma allegato)

 

Il progetto I Giorni e le Notti: L’Arte di Eduardo si è articolato nel corso del 2014 (da febbraio a ottobre) seguendo più tappe, sedi e programmi secondo una sinergia programmatica e innovativa, che inizia il suo cammino dall’Università della Calabria (Dipartimento Studi Umanistici, CAMS, Centro Arti Musica e Spettacolo) in co-organizzazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia/Cineteca Nazionale, con il patrocinio della Fondazione Eduardo De Filippo e la collaborazione della Ripley’s Film. Caso più unico che raro di un lavoro di rete e confronti congiunti, di messa in rete tra Università del Sud (dalla Calabria, a Salerno, da Messina a Roma, fino al Suor Orsola di Napoli) e di centri culturali, come la Fondazione Salerno Contemporanea e “Universi Teatrali” dell’Università di Messina.

Nel trentennale della scomparsa di Eduardo De Filippo (24 maggio 1900 – 31 ottobre1984) è importante rileggere e ripercorrere la sua arte, come una costellazione di immagine e di pensiero attraverso una ricognizione e una restituzione di ciò che rivive nella memoria visuale (in cui accanto alla sua idea e pratica di teatro, anche il cinema e la televisione hanno svolto un ruolo non secondario rispetto alla sua idea drammaturgica e attoriale complessiva) ripercorrendo e ripensando così il suo contributo artistico e culturale nell’orizzonte della modernità europea.

 

 

Nel corso della giornata del 31 ottobre,  si terranno una serie di eventi collaterali:

 

·        Presentazione del volume “L’arte di Eduardo: Le forme e i linguaggi(Pellegrini Editore), a cura di Roberto De Gaetano e Bruno Roberti

 

·        Il critico teatrale Giulio Baffi condurrà una tavola rotonda Attraversamenti e permanenze del segno eduardiano con attori che sono stati compagni di palcoscenico del grande Eduardo, per la prima volta tutti insieme a darne testimonianza: Isa Danieli, Marina Confalone, Antonio Casagrande, Sergio Solli

 

 

·        Presentazione di una rarissima registrazione RAI di “Sik-Sik l’artefice magico” che si credeva perduta (a cura di Lello Mazzacane), fino all’ultimo, eccezionale recital  in pubblico di Eduardo: “Eduardo a Montalcino: il punto di arrivo e il punto di partenza, l’ultima recita” (1983), con un commento di Ferruccio Marotti.

 

I filmati saranno introdotti da Sergio Bruno, dell’archivio Cineteca Nazionale, con un intervento di Francesco Somma, direttore della Fondazione Eduardo De Filippo

 

 

Il film  Tutto per mio fratello (1911)

 

Maria Vittoria Scarpetta (nipote di Vincenzo Scarpetta protagonista del film, e pronipote di Eduardo Scarpetta), riordinando l’archivio di suo fratello, l’attore Mario Scarpetta, prematuramente scomparso nel 2004, insieme a copioni teatrali, foto di scena e documenti vari, ha trovato una scatola di cartone che al suo interno conteneva una pellicola cinematografica. Portato il film alla Cineteca Nazionale, ci si è subito resi conto della sua importanza, ma soprattutto del pessimo stato in cui versava. In tutti questi anni, infatti, era stata conservata in condizioni non idonee a un film nitrato e pertanto, se non si fosse intervenuti tempestivamente con una operazione di restauro si sarebbe corso il rischio, nel giro di poco tempo, di perdere per sempre questo preziosa testimonianza filmata. La pellicola, purtroppo, presentava moltissime parti con la gelatina quasi del tutto asportata rendendo in diversi punti quasi indecifrabili le immagini, tanto che, ad esempio, alcune didascalie risultavano quasi del tutto illeggibili. Tuttavia, nonostante le pessime condizioni, il film era completo e conservava ancora le colorazioni originali.

Per risolvere al meglio questo tipo di difetti e per ricostruire una versione del film il più possibile fedele all’originale, si è deciso di intervenire attraverso un restauro in digitale con ritorno poi su pellicola in 35mm. Il film è stato scansionato, fotogramma per fotogramma, ad alta risoluzione (2K) e lavorato in digitale con il software “Revival”. Le didascalie più danneggiate sono state ricostruite digitalmente cercando di ripristinare il font originario. Successivamente, dai file digitali restaurati si è ottenuto un nuovo negativo da cui è stato stampato un positivo su pellicola. Le colorazioni originali sono state riprodotte facendo ricorso ad un procedimento specifico per i film d’epoca chiamato “metodo Desmet” dal nome del suo inventore, il restauratore belga Noël Desmet.

Il restauro è a cura della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia. Tutte le lavorazioni sono state eseguite presso il laboratorio l’Immagine Ritrovata di Bologna.

Il film, distribuito dalla Latium Film nel 1911, è la riduzione cinematografica di un testo della tradizione teatrale napoletana, Vì che m’ha fatto frateme!, scritto nel 1892 da Eduardo Scarpetta.

La commedia, a sua volta, è una riedizione di una farsa intitolata Una strana somiglianza fra Pulcinella contadino e Pulcinella disertore, attribuita a Filippo Cammarano (1764-1842) autore teatrale e librettista ma, soprattutto, celebre interprete della maschera di Pulcinella. In origine, protagonista della farsa era proprio la maschera napoletana che Scarpetta, nella nuova versione, sostituì con il personaggio di Felice Sciosciammocca.

La commedia in tre atti riprendeva il classico tema dello scambio di persona tra due fratelli gemelli e, con alcune modifiche, lo stesso plot viene riproposto nel film. Felice Sciosciammocca si è appena sposato ma deve abbandonare i festeggiamenti per sostituirsi al fratello gemello, il caporale Fortunato. Quest’ultimo è fuggito per amore dall’accampamento militare, lasciando in difficoltà lo zio capitano. Felice, spogliatosi dell’abito da sposo e indossata la divisa, partecipa, suo malgrado, alla campagna contro il brigantaggio durante la quale viene creduto l’uccisore del capo dei briganti. A quel punto, pentito, il fratello disertore torna in tempo per essere festeggiato come un eroe e ricevere un premio di 500 lire. Alla fine i due fratelli riprendono ognuno il proprio posto e il tutto si conclude con il classico lieto fine.

 

La provenienza teatrale del film viene svelata già nella sequenza iniziale dove, anche se le immagini sono molto danneggiate, si vede Vincenzo Scarpetta, con in una mano un cilindro e nell’altra un cappello militare, che si rivolge direttamente ad un ipotetico pubblico come a voler introdurre i personaggi e presentare la storia.

Sul palcoscenico l’attore protagonista doveva destreggiarsi tra i due ruoli alternandoli sulla scena, e anche in Tutto per mio fratello per quasi l’intero film avviene la stessa cosa tranne che nel finale, dove un semplice trucco cinematografico (split screen) diede la possibilità al pubblico dell’epoca di vedere, introdotti dalla didascalia “Ritorno dei due fratelli Sciosciammocca”, Felice e Fortunato finalmente insieme.

 

Il ruolo di protagonista nel film è interpretato appunto da Vincenzo Scarpetta, figlio di Eduardo, a cui si affiancano gli attori della sua compagnia. Dopo questa esperienza, negli anni successivi, Vincenzo sarà protagonista di altre due pellicole mute, Il gallo nel pollaio (1916) e Scarpetta e l’americana (1918) entrambe per la regia di Enrico Guazzoni.  Ma, come ricorda Eduardo Scarpetta in un’intervista pubblicata sul primo numero della rivista Lux (dicembre 1908), Vincenzo era stato già attirato dalla novità del cinematografo “per produrre alcune cinematografie comiche”. Probabilmente si tratta dei film Marito distratto e moglie manesca di cui curò la regia e in cui pare esordì una giovanissima Francesca Bertini e Il suonatore di chitarre di cui fu anche soggettista e interprete.

 

L’importanza del ritrovamento di Tutto per mio fratello e del conseguente intervento di restauro consiste nel fatto che, purtroppo, dell’attività cinematografica della famiglia Scarpetta durante il periodo del muto sono rimaste pochissime tracce. Oltre ai film interpretati da Vincenzo, si sa che Eduardo nel 1914 aveva firmato un contratto con la casa di produzione milanese Musical Film (Renzo Sonzogno & C.) per la trasposizione cinematografica di cinque sue commedie: Miseria e nobiltà (1914) di Enrico Guazzoni; La nutrice (1914) di Alessandro Boutet; Un antico caffè napoletano (1914), Tre pecore viziose (1915) e Lo scaldaletto (1915) diretti da Gino Rossetti. Di questi film, tutti interpretati da Eduardo, sono sopravvissute, quale unica testimonianza, solo alcune foto di scena nelle quali compare lo stesso Scarpetta.

 

Certamente il teatro dialettale di Eduardo Scarpetta, fatto soprattutto di battute, di giochi di parole e di doppi sensi non era il più adatto a essere riprodotto in un film muto e infatti queste pellicole all’epoca non ebbero molto successo. Ma è grazie a testimonianze filmate come Tutto per mio fratello che ancora oggi possiamo avere un’idea di quell’abilità mimica e istrionica proprie della antica tradizione del teatro comico napoletano di cui la famiglia Scarpetta è stata una delle migliori interpreti.

 

Synopsis degli altri filmati eduardiani ritrovati

 

“Sogno e Realtà” Eduardo ubriaco sta festeggiando la vittoria elettorale insieme ad altre persone di cui vediamo solo le ombre. Volendo mostrare la sua scheda elettorale, Eduardo, si accorge di non trovarla. Stacco. Eduardo s risveglia sul suo letto: stava sognando. A quel punto si ricorda che deve ancora andare a votare e agitatissimo si mette a cercare la scheda. 

 

“Monologo”   Eduardo De Filippo, affacciato al balcone, parla del Piano Marshall,  con un immaginario dirimpettaio, il Prof. Santanna.

 

“Eduardo a Montalcino: Il punto d’arrivo e il punto di partenza. L’ultima recita” (ultimo incontro col pubblico a Montalcino, condotto e introdotto da Ferruccio Marotti,  in cui Eduardo fa una lezione-recital ripercorrendo la sua vita e recitando pezzi delle sue commedie fino a riproporre il monologo di questi fantasmi e spiega perché e come lo ha inventato. Alla fine l’applauso è così continuo, interminabile, che Eduardo non sa che fare … Si conclude con la recita di “Io vulesse truvà pace”.  È Eduardo redivivo che rinasce nel giorno della sua morte. Il documento è conservato nell’archivio del Centro Teatro Ateneo.)

 

Durante la giornata nella sede dell’Università Suor Orsola Benincasa sarà attivo un desk per l’annullo filatelico in occasione del trentennale Eduardiano.

Susanna Zirizzotti

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